< Croci nei cieli: invito ad un contatto cosmico? - di Luca Scantamburlo, gennaio 2007
line_sx2.gifIL MONDO DEI SIMBOLI, di Solas Boncompagni

La copertina della nuova edizione del saggio
Il mondo dei simboli
,
di S. Boncompagni
Ediz. Mediterranee, 1984-2006


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CROCI NEI CIELI: INVITO AD UN CONTATTO COSMICO?





di Luca Scantamburlo



Il prof. Solas Boncompagni, socio onorario della sezione fiorentina del CUN (Centro Ufologico Nazionale), firma una nuova edizione del suo saggio Il mondo dei simboli. Numeri, lettere e figure geometriche, uscito per la prima volta nel 1984 per i tipi delle Edizioni Mediterranee ed ora nuovamente in libreria dall'ottobre scorso.
Nella nuova introduzione al testo non poteva mancare un aggiornato riferimento alla storia degli avvistamenti delle croci nei cieli; un'introduzione, quella di Boncompagni, sottesa anche dal richiamo al difficile momento storico di trapasso che l'umanità sta vivendo all'inizio del Terzo millennio. Prima di parlare di questo è doveroso però ricordare chi è l'autore. Solas Boncompagni è uno studioso di razza che ho avuto l'onore di conoscere personalmente a Firenze la primavera scorsa: mi è sembrato una persona squisita, ironica e dai modi garbati di un signore d'altri tempi. Egli è celebre per i suoi approfonditi studi di clipeologia, la disciplina che si occupa di studiare gli avvistamenti UFO avvenuti nel passato. Di questa disciplina, anche se non viene mai nominata, si occupa anche il noto sumerologo Zecharia Sitchin.
È soprattutto per questi studi di clipeologia che Solas Boncompagni è citato come voce nel libro di Roberto Malini intitolato UFO. Il dizionario enciclopedico  (Giunti Editore, 2003).
Già nel 1976 Boncompagni curò l'edizione del testo Il libro dei prodigi di Giulio Ossequente ma, ci ricorda Malini nel suo dizionario, egli era già passato alle cronache negli anni '60 quando venne a conoscenza dell'esistenza di un papiro egizio denominato "Papiro Tulli" in cui sarebbe riportata la cronaca di avvistamenti di ordigni volanti risalente ai secoli XVI e XV a.C. Fu così che allora (a quel tempo correva l'anno 1963) Boncompagni comunicò per lettera ad un periodico italiano la notizia della pubblicazione di una traduzione di tale papiro, avvenuta su alcune riviste britanniche nel 1956. In seguito lo studioso fiorentino curò le note esplicative che accompagnarono la traduzione in italiano dei geroglifici del Papiro Tulli (Clypeus, gennaio 1964, Il Giornale dei Misteri, nr.214).

Dopo queste breve note biografiche sull'autore torniamo ora al testo delle Edizioni Mediterranee: questo mio breve scritto non pretende di essere una recensione della nuova edizione del saggio di Boncompagni (ottobre 2006); vuole soltanto costituire un punto di riferimento, fra i tanti, per coloro che sono interessati alla simbologia della croce e, più in generale, alle cronaca delle croci avvistate nei cieli nel corso della storia. Boncompagni ci ricorda la celebre "manifestazione celeste"  a cui assisté Costantino il Grande (312 d.C.), descritta secondo due diverse versioni; poi passa in rassegna quella di Enrico V (1115), quella registrata da Dino Compagni nel 1301, quella menzionata da Dante Alighieri ne Il Convivio ed altre ancora, fino ad arrivare alla testimonianza del Console Alberto Perego che narra di due formazioni di "dischi volanti" che avrebbero disegnato una "croce" nel cielo del Vaticano (6 novembre 1954).
Per il lettore che volesse approfondire personalmente la materia affrontata dallo studioso fiorentino, le pagine da leggere sono quelle dell'Introduzione: Quando i simboli celesti invitano a un contatto cosmico, pagg.9-18 (ibidem); naturalmente le rimanenti pagine del testo (246 pagine suddivise in due parti: il "Simbolismo dei numeri" ed il "Simbolismo geometrico" per un totale di 22 capitoli) costituiscono un pregevole dizionario sul mondo dei simboli corredato da numerose note a piè di pagina che servono da fonti bibliografiche.
La vasta e profonda conoscenza dei testi religiosi e storici posseduta da Boncompagni, unite alla sua personale esperienza, gli hanno consentito di redigere questo testo che a mio avviso è assolutamente indispensabile in questi tempi in cui la ricerca storica e giornalistica purtroppo va affidandosi sempre di più alle fonti telematiche e a quelle della Rete.  Spesso sento ripetere considerazioni quali:"Internet è uno strumento meraviglioso ma inaffidabile". Certo, ma il perché è presto detto: l'autorevolezza della fonte è meno visibile e percepibile nella Rete, un mare magnum in cui il falso ed il vero sembrano legati indissolubilmente.
Per fare un po' di luce non sarebbe male affidarsi un po' di più ai testi cartacei i quali, a differenza di quelli del Web, hanno un parto più lungo e meditato. Questo non significa respingere le potenzialità della Rete e la velocità con cui essa consente di interagire con le diverse realtà dei diversi Paesi del mondo, ma semplicemente ricordare che l'informazione è frutto soprattutto di un agire che va ponderato e che deve osservare pochi ma imprescindibili criteri di base: documentazione non solo attraverso portali Web ma anche attraverso quotidiani prestigiosi e non, riviste specializzate (anche di nicchia) e trasmissioni radiofoniche e televisive, controllo incrociato delle fonti, ricerca di contatti con scienziati, politici e testimoni di fatti storici attraverso telefono o posta, interviste ad addetti ai lavori (eretici e non), presenza a convegni e conferenze stampa ove porre domande educate ma un po' scomode, che facciano leva sulle anomalie che la cosiddetta "scienza normale" (T. Kuhn) non è capace di risolvere. Questo agire ed il prodotto di esso (la pubblicazione sotto forma di articolo o servizio) si misura anche dall'autorevolezza dello studioso o del giornalista che lo produce. Un autorevolezza che egli conquista o perde nel tempo, giorno dopo giorno; si vede anche dalla sua persona, dai commenti raccolti durante e dopo i suoi convegni, ed all'interno delle comunità scientifiche o storiografiche che sono fatte di rapporti umani. 

Ecco perché le parole di Boncompagni le quali raccontano il suo personale avvistamento di una croce nei cieli di Firenze, non sono a mio avviso una bufala o un'errata interpretazione di un banale fenomeno atmosferico.
  Le parole di Boncompagni sono una preziosa ed autorevole testimonianza di un eminente studioso stimato in diversi ambienti intellettuali; parole che dovrebbero ricordarci quanti misteri racchiude il nostro universo, piccolo e povero di vita solo per chi ha orizzonti mentali ristretti:

<<[...] Di croci se ne videro ancora. Insoluta, per esempio, rimase la visione di quella ben distinguibile apparsa nel cielo di Firenze, un cielo mattutino ancora nebbioso del 29 settembre 1962, quando nella zona di Calenzano mi soffermai io stesso per osservarla, mentre mi trovavo in auto. Naturalmente la vidi in tralice su Firenze perfettamente ferma, ma non potei fotografarla perché ero privo di macchina fotografica. Comunque la mia "testimonianza indipendente" servì a convalidare la foto scattata da un cittadino di Firenze allo zenit della città e pubblicata su Nazione Sera del 2 ottobre 1962 e successivamente sulla stessa del 4 ottobre 1962. Vi si leggeva chiaramente che l'oggetto era in movimento, ma io, la vidi nitida e ferma.>>

pag. 17, ibidem

Concludo questo mio elzeviro riportando alcune parole di speranza scritte da Boncompagni nella prima pagina della Introduzione, affinché esse possano essere da guida e ispirazione per le giovani generazioni, destinate come sono ad edificare un nuovo mondo:

<<[...]Questo nostro difficoltoso momento storico abbisogna di un contatto cosmico per il superamento della crisi in cui ci dibattiamo, perché è difficile raggiungere una comunità d'intenti fra noi terrestri per il sussistere di differenze razziali, culturali e cultuali, ambientali e storiche. Ormai solo un "contatto cosmico" con altre creature più evolute e viventi in altri pianeti ci potrà aiutare ad essere degni di un ordine di intelligenze, superiore, universale, poiché è assurdo ritenerci soli in un oceano senza confini. La necessità di un contatto non ha del resto mai cessato di costituire l'unica spinta evolutiva di tutta la storia dell'umanità.>>

pagg. 9-10, ibidem

  Parole che sembrano riecheggiare le battute finali del discorso pronunciato da Ronald Reagan alla 42 Sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, il 21 settembre 1987:

<<[...] Can we and all nations not live in peace? In our obsession with antagonisms of the moment, we often forget how much unites all the members of humanity. Perhaps we need some outside, universal threat to make us recognize this common bond. I occasionally think how quickly our differences worldwide would vanish if we were facing an alien threat from outside this world. And yet, I ask you, is not an alien force already among us? What could be more alien to the universal aspirations of our peoples than war and the threat of war?>>

fonte: www.reagan.utexas.edu/archives/speeches/1987/092187b.htm

© L. Scantamburlo
29 gennaio 2006



AGGIORNAMENTO
  Il prof. Enrico Bellone (Tortona, 1938) citato nell'articolo, è attualmente professore ordinario di Storia della scienza e delle Tecniche presso la Facoltà di Scienze dell'Università degli Studi di Milano.

L.S.
maggio 2007

 
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