UN "MONDO NUOVO" ED UN MONDO ORWELLIANO SONO GIÀ ALLE PORTE?
di Luca
Scantamburlo
Recentemente ho avuto modo di guardare un interessante
documentario realizzato da Peter Joseph ed intitolato Zeitgeist - The
Movie. Esso è disponibile online nel Web ed è scaricabile gratuitamente
(www.zeitgeistmovie.com/). La cosa che più mi ha colpito - a
parte uno studio storico diacronico e sincronico delle antiche
tradizioni astrologiche e religiose, con particolare riferimento al
cristianesimo - è stata l'analisi della storia dei rapporti fra guerre,
poteri bancari e finanziari, e di come - lentamente ma inesorabilmente
- il potere esecutivo e legislativo siano diventati sempre più
vulnerabili al mondo economico-finanziario, quasi fossero alla sua
mercé.
Ricco di immagini d'archivio - e di spezzoni di
documentari e reportage altrui, oltre che di riferimenti storici e
citazioni - Zeitgeist è un lavoro ben montato ed indubbiamente molto
suggestivo, sia dal punto di vista musicale sia dal punto di vista
della fotografia. Commentato talvolta con un'ironia che per fortuna non
diventa quasi mai sarcasmo, a mio parere merita di essere visto e
meditato. Esprimo soltanto delle riserve sulla prima parte, dove la
critica al cristianesimo fa letteralmente tabula rasa di una storia
millenaria, e non è supportata da un'altrettanto severa critica alle
altre due religioni monoteistiche. Se la figura di Gesù Cristo è
divenuta cristallizzata per via della consolidata tradizione dei
Vangeli canonici, questo non significa che essa vada rigettata in toto
ed addirittuta negata dal punto di vista storico, come si evince da
Zeitgeist. Certamente una discussione in ambito teologico dei Vangeli
apocrifi - ed in particolare dei celebri Rotoli del Mar Morto - prima o
poi sarà indispensabile anche negli ambienti cattolici. Non solo il
Nuovo Testamento meriterebbe una nuova attenzione degli addetti ai
lavori (teologi, linguisti e storici), ma anche il Vecchio Testamento.
Anche perché la cosiddetta traduzione dei Settanta dall'antico ebraico
al greco, ha indubbiamente falsato molti termini veterotestamentari,
alterando la semantica dei testi, a causa soprattutto della mancata
corrispondenza di vocaboli e concetti fra le due lingue, oltre che per
scelte personali. Ma da qui ad arrivare a negare che Gesù Cristo sia
esistito... mi sembra più una forzatura strumentale che un sincero
risultato di riflessione storiografica, pur riconoscendo che - rispetto
alla figura del Cristo - esistono singolari riferimenti al mondo
astronomico e diverse analogie con altre figure storiche e
mitico-religiose.
Ad ogni modo ciascuno fruitore
del Web potrà farsi un'idea di questo eccezionale lavoro
documentaristico, soprattutto per le riflessioni sugli attacchi
terroristici dell'11 settembre 2001. In proposito è molto
significativa, nell'ultima parte del documentario, la testimonianza del
regista e produttore cinematografico Aaron Russo (1943-2007) - in
passato politico ed ex amico di Nicholas Rockefeller.
Una
testimonianza che non conoscevo e che getta nuova luce sulla politica
internazionale e sull'uso dei mass media come mezzo di propaganda.
All'indomani dei tragici attacchi dell'11 settembre e delle guerre
iniziate in Afghanistan e nel Medio Oriente, Aaron Russo - già
disgustato da quanto appreso da N. Rockefeller in un colloquio privato
- decise di rompere l'amicizia. Egli si rese conto infatti che quanto
confidatogli dall'ex amico della dinastia Rockefeller si stava
drammaticamente rivelando autentico. Inoltre l'inserimento di un
microchip in ogni essere umano del pianeta costituirebbe - stando alle
parole udite da Russo nei suoi colloqui privati - lo scopo ultimo
perseguito da quella che appare, ai miei occhi, un'implicita e non
improbabile agenda occulta. Una cosa già ampiamente discussa dal
controverso saggista e giornalista inglese di nome David Icke.
Riallacciandomi all'importantissima testimonianza di Aaron
Russo, presento qui di seguito l'ultimo capitolo della mia tesi di
laurea in bioetica discussa nel luglio 2006 presso l'Università
Ca'Foscari di Venezia (L'umanità di domani nella prefigurazione
fantascientifica. Dalla generazione dell'uomo alla produzione tecnica
dell'uomo-macchina), dove rifletto sui possibili pericoli che l'umanità
sarà presto costretta ad affrontare; uno di essi, alla luce degli
ultimi avvenimenti e di nuove inchieste giornalistiche, oggi lo posso
indicare nella tecnocrazia di un "Nuovo Ordine Mondiale", già
denunciata in passato dal coraggioso e compianto geologo ed ingegnere
statunitense Philip (Phil) Schneider (1947-1996), figlio di Otto Oscar
Schneider, ex ufficiale medico tedesco che fu catturato dagli Alleati
durante la seconda guerra mondiale.
Auguriamoci solo di farci
trovare preparati e non impotenti al cospetto di una tecnocrazia ormai
emergente. La consapevolezza e la ricerca individuale sono
indispensabili per compiere i primi passi.
CAPITOLO VII Un “mondo nuovo” ed un mondo orwelliano sono già alle porte?
Nel precedente capitolo ci siamo chiesti se certe storie
degli scrittori di fantascienza potrebbero diventare una drammatica
realtà già in un futuro non molto lontano.
Per esempio,
non va già profilandosi all’orizzonte l’incubo di un mondo virtuale,
una “matrice”(1) in cui gli esseri umani vivono convinti della realtà del
loro mondo, quando invece i loro corpi sono usati come unità
bioenergetiche dormienti che alimentano un altro mondo, quello vero?
L’espansione quasi esponenziale della diffusione delle connessioni
multimediali (siano esse in Rete, siano esse parte di sistemi domestici
a connessione wireless) in un mondo globalizzato, anche grazie alla
miniaturizzazione dei sistemi informatici dai microprocessori sempre
più veloci, non conduce verso un allargamento e una dispersione del
concetto umano di soma, sempre più simbiotico con il mondo tecnologico?
A quel punto è lecito chiedersi: dove sarà localizzata la coscienza
umana in un prossimo futuro? E come salvaguardarla dalle ingerenze
esterne che ne minerebbero il cuore segreto, per fortuna ancora oggi
inaccessibile?
Già oggi vediamo per la strada gli effetti
dell’apparentemente inarrestabile corsa tecnologica: giovani manager
girano parlando al telefono tramite auricolari e microfoni a
connessioni bluetooth che indossano come gioielli od orecchini. Già i
primi animali domestici sono stati impiantati con microchip
sottocutanei che contengono informazioni sulla loro salute e sulla loro
provenienza.
Per non parlare dei sistemi di
riconoscimento, sempre più invasivi: si va dal riconoscimento vocale
alla scansione della retina e dell’iride. Tutti questi apparati di
sicurezza sono da tempo una realtà in ambito militare, e da poco tempo
cominciano ad essere impiegati anche in ambito civile: aeroporti,
stazioni, importanti sedi istituzionali o private.
Sono
già una realtà, inoltre, le sperimentazioni in campo animale (lecite o
illecite) in cui veterinari e biofisici innestano su cavie impianti
elettronici capaci di interagire con la fisiologia dell’animale allo
scopo di controllarla.
E che dire dell’utero biotech già
in fase di sperimentazione su cavie da laboratorio? Se davvero in un
futuro non tanto remoto verrà legittimata la cosiddetta ectogenesi per
la prole umana, quali conseguenze avremo dal punto di vista biologico e
sociale? Quali sentimenti, emozioni e pensieri svilupperanno i nati
attraverso questa aberrante tecnica di gestazione? Senza il legame
simbiotico con la madre, senza il calore e l’affetto genitoriale, è
inevitabile che tali bambini cresceranno secondo sconosciute ed
imprevedibili dimensioni di una nuova humanitas. Hung-Ching Liu (2),
ricercatrice della Cornell University a New York, è riuscita a portare
quasi a compimento la gravidanza di un embrione di topo. Per farlo ha
utilizzato un utero biotech, che però ha funzionato male in quanto
l’embione in questione ha sviluppato alcune deformità. (3)
Se l’ectogenesi diverrà una pratica legittima e diffusa, l’incubo
descritto nella trilogia di The Matrix potrebbe non restare più
confinato nel mondo della celluloide.
Chiediamoci adesso:
la fantascientifica connessione uomo-macchina del protagonista del film
Johnny Mnemonic (film statunitense del 1995 diretto da Robert Longo e
scritto dallo scrittore cyberpunk William Gibson), è “paccotiglia di
fantascienza logora”4 od un futuro dietro l’angolo? Johnny è un pirata
informatico sui generis dell’anno 2021: un corriere elettronico
illegale che sfrutta un impianto elettronico nel suo cervello per
immagazzinare dati informatici e trasportarli segretamente per conto di
malavitosi dell’era digitale.
Solo fantasie? Non
crediamo. Anche il recente remake cinematografico di un vecchio film
diretto da John Frankenheimer nel 1962 (tratto dal romanzo di Richard
Condon ed interpretato da Frank Sinatra - 5) intitolato The Manchurian
Candidate (USA, 2004), con Denzel Washington, è incentrato sulla
connessione uomo-macchina, oltre che sulla manipolazione della verità.
Attraverso il lavaggio del cervello e l’impianto nel soma di
microapparati elettronici, si manipolano la fisiologia e la psiche
umana. Cosa accadrebbe se la verità soggettiva ed i propri ricordi
costituissero territorio d’applicazione tecnologica? Come potremmo
difenderci da un’invasività capace di mettere in discussione la nostra
stessa identità e la nostra stessa storia?
Come potremmo
distinguere i ricordi autentici da quelli artefatti? E sei i primi
fossero alterati o addirittura cancellati, come potremmo parlare ancora
di morale, di storia, di memoria collettiva, di opinione pubblica e,
soprattutto, di humanitas?
Da sottolineare che l’impianto
artificiale che controlla la fisiologia dei protagonisti del film è un
apparato tecnologico invisibile, sottocutaneo: niente a che vedere,
dunque, con la fusione uomo-macchina raccontata nel bellissimo film
Robocop (di Paul Verhoeven, USA, 1987). Lì il protagonista è un cyborg
a tutti gli effetti, e la sua diversità è immediatamente palese.
Il film di Frankenheimer fu criticato aspramente quando uscì. Il
soggetto era infatti assai delicato: un sergente americano, rientrato
dalla Guerra di Corea dove ha subito il lavaggio del cervello da parte
dei comunisti, diviene un sicario programmato per assassinare il
Presidente degli Stati Uniti d’America. Giusto un anno dopo l’uscita
della pellicola nelle sale, moriva a Dallas colpito da diversi
proiettili il presidente americano John Fitzgerald Kennedy. Una morte
avvenuta in circostanze misteriose e mai del tutto chiarite dalla
commissione Warren (6).
Il regista Jonathan Demme attualizza
il soggetto tratto dal romanzo di Condon e gli sceneggiatori Dean
Georgaris e Daniel Pyne lo riscrivono ambientandolo negli anni ’90. Lo
scenario politico non è più la Guerra Fredda e la guerra di Corea, ma
la Prima Guerra nel Golfo ed il rientro dei soldati americani in
patria. Alcuni di essi sono affetti dalla cosiddetta “Sindrome del
Golfo” (dato storico inoppugnabile).
Ecco l’elemento
fantapolitico che è il cardine di tutta la trama: e se alcuni di questi
soldati, affetti da turbe psichiche e problemi fisici di varia natura,
fossero stati segretamente trattati da un’équipe scientifica che ha
immesso nelle loro menti dei falsi ricordi? Nel film l’équipe
responsabile di questo condizionamento mentale e dell’inserimento di
impianti sottocutanei che alimentano una falsa memoria, è condotta da
uno scienziato sudafricano senza scrupoli. Ad averlo assoldato è stata
una quinta colonna dell’amministrazione americana che, nell’ombra, sta
preparando un colpo di mano. Uno di questi soldati, Raymond Shaw (Liev
Schreiber), riceve la Medaglia d’Onore del Congresso per l’eroismo
dimostrato in battaglia, durante Desert Storm. In realtà Shaw vive dei
falsi ricordi costruiti ad arte per agevolarlo nella scalata alla Casa
Bianca. Shaw è infatti una marionetta nelle mani della madre (Meryl
Streep), una cinica senatrice membra di una potentissima famiglia
americana che vuole dare una svolta estrema alla politica del suo Paese
sfruttando la candidatura del figlio a vicepresidente dell’America.
Per farlo ella non ha esitato a trasformare l’ignaro Raymond in un
esecutore politico dei suoi piani sovversivi. Il mezzo impiegato è
proprio la potenza dell’età della tecnica, al servizio sì dell’uomo, ma
dispiegata in tutte le direzioni che l’uomo decide di percorrere. E
dunque anche lungo le vie più infauste. S’oppongono a questo spietato
disegno egemonico soltanto il dubbio ed il coraggio dell’ufficiale Ben
Marco (Denzel Washington), comandante di Raymond in Iraq.
Se nell’epilogo del thriller di Demme il colpo di Stato fallirà, sarà
solo perché alla fine ciò che resta dell’humanitas pervasa dalla téchne
darà uno scatto di reni. Ma la vittoria della verità sulla menzogna è
messa in discussione fino all’ultimo minuto ed arriva per un soffio.
Leggiamo in proposito un illuminante giudizio di Maurizio Porro, un critico cinematografico navigato:
“Come
Frankenheimer, neppur Demme sceglie un partito: la malattia sta nel
sistema. Un film eccessivo e allucinato, macchinoso e divertente,
istruttivo e macabro. Un thriller magistrale, il ritratto spaventoso di
una crisi morale in cui nessuno osa dire più che domani è un altro
giorno.” (7)
Domandiamoci allora: quale contesto
socio-politico e mediatico caratterizza i nostri giorni? Sarebbe
possibile, oggi, un occulto colpo di Stato che, come quello prospettato
da The Manchurian Candidate, facesse leva sui media e sulla
spettacolarizzazione della morte? Un grande shock nell’opinione
pubblica potrebbe ottenebrare lo spirito critico dei giornalisti e
degli intellettuali al punto da considerare come cospirazionisti di
bassa lega tutti coloro che osano mettere in dubbio la verità
ufficiale, a prescindere dalla coerenza ed attendibilità delle loro
argomentazioni?
Il giornalista e produttore Dave
Vonkleist, che ha curato il recente documentario televisivo intitolato
9-11 in plane site8, ha dimostrato come una particolare dimensione del
post-human di oggi sia già una realtà: quella della percezione ed
acquisizione di una realtà fittizia. La storia contemporanea è
continuamente soggetta da alcune decadi a questa parte a manipolazioni
e distorsioni che vengono alimentate, in buona e cattiva fede, dalla
possente voce tecnica dei mass media. E questi anni vedono, a causa
della sempre più crescente pervasività della téchne, i massimi
risultati mai ottenuti prima.
Per quanto tempo ancora
esisterà nell’età della tecnica (età in cui la fede più potente di
tutte le altre è quella nella stessa téchne) uno spazio per una
riflessione lontana dalle ideologie e da interessi di partito? Lontano
dai clamori e dalla frenesia della vita quotidiana, Vonkleist dimostra
con il suo sconcertante documentario che sì, una riflessione onesta su
ciò che siamo e su ciò in cui crediamo è ancora possibile. I drammatici
avvenimenti dell’11 settembre 2001 sono stati analizzati anche da altri
giornalisti e pensatori (9) i quali, con acume e pazienza, hanno
rifliutato la prospettiva dello schieramento ideologico e cercato di
far luce individualmente sul più terrificante attentato terroristico
della storia analizzando tutte le incongruenze tecniche,
giornalistiche, politiche e d’intelligence che emergono da un’attenta
lettura dei fatti e che rendono la versione ufficiale totalmente
insostenibile.
In quest’ultimo caso la téchne si è
rivelata un’alleata preziosa (analisi video di svariati filmati,
comparazione di foto, simulazioni al computer per la ricostruzione
della dinamica dei fatti) ma, non dimentichiamoci, perché guidata
dall’humanitas che per secoli ha prodotto civiltà composte da
tradizioni, religioni, filosofie ed arti diverse, in diuturno dialogo
fra loro. Una piccola vittoria del logos sul drammatico scenario
geopolitico inaugurato dall’attacco al WTC ed al Pentagono.
Quale futuro attende noi ed i nostri figli dipende solo da noi stessi.
Se quell’humanitas in fieri che ci ha accompagnato biologicamente per
decine e decine di migliaia di anni subirà un deliberato e repentino
stravolgimento a nostra opera e sotto diversi punti di vista (anche
nella modalità d’integrazione uomo-macchina), potrebbe darsi che le
risorse del passato e del nostro presente non saranno più sufficienti a
difenderci dalla conseguenze della esclusiva fede nella volontà di
potenza.
La téchne al servizio soltanto della fede nel
divenire, con il suo smisurato potere conquistato sino ad oggi, ci ha
già dato diversi esempi di quali manipolazioni è in grado di produrre
sulla storia e sulla nostra modalità d’essere nel mondo.
(1)
Il riferimento, nel mondo del cinema della fantascienza, è alla
trilogia Matrix dei fratelli Andy e Larry Wachowski. Il primo capitolo
di questa saga è senz’altro il più riuscito.
(2) La Liu sta
cercando di produrre uteri artificiali studiando e manipolando i
tessuti endometriali degli uteri. Nel farlo utilizza delle tecniche
d’ingegneria tissutale.
(3) Luigi Sparti sulle pagine di Libero, giovedì 11 agosto 2005.
(4)
Così s’esprime il Mereghetti, che ad onor del vero salva l’omonimo
racconto di Gibson: sulla pagina infatti la storia è “vertiginosa ed
evocativa” (pag. 959 de Il Mereghetti, di Paolo Mereghetti, 1999.
(5) The Manchurian Candidate, USA, 1962, di John Frankenheimer.; in Italia uscito con il titolo Va’ e uccidi..
(6)
Nel 1964 il rapporto Warren pose fine alle indagini sulla morte di
J.F.K, stabilendo che l’assassino, l’ex marine Lee Harvey Oswald,
“aveva agito da solo”. Fu redatto dalla omonima commissione presieduta
da Presidente della Corte Suprema Earl Warren, ma tale rapporto sollevò
molte polemiche. Le numerose testimonianze discordanti con la versione
ufficiale, l’uccisione di Oswald indicato come unico esecutore e le
morti anomale di persone che furono testimoni oculari dell’assassinio,
negli anni successivi fecero riaprire il caso, soprattutto grazie al
coraggio ed alla intraprendenza del procuratore Garrison. Ancora oggi
si parla della teoria del complotto, portata sugli schermi dal
brillante ed eclettico regista Oliver Stone (JFK, USA, 1991, con Kevin
Costner).
(7) Maurizio Porro sulle pagine del Corriere della Sera, 13 novembre 2004.
(8)
9-11 in plane site, scritto e prodotto da Dave Vonkleist. Power Hour
Productions, in associazione con Bridgestone Media Group, diretto da
William Lewis, USA, 2004 (edizione italiana a cura di Avalon Edizioni
Nexus New Times).
(9) Per un approfondito studio si consiglia la
lettura dei seguenti saggi: 11 settembre: colpo di stato in USA, (2002,
Effedieffe), Chi comanda in America, (2002, ed. Effedieffe), La strage
dei genetisti (2004, Effedieffe), tutti e tre scritti dal giornalista e
saggista Maurizio Blondet; poi, di Gore Vidal, La fine della libertà.
Verso un nuovo totalitarismo, (Fazi Editore, 2001) e Le menzogne
dell’impero ed altre tristi verità (Fazi editore, 2002).