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<<Il futuro è un paese sconosciuto che calpestiamo ogni momento. Siamo spinti dal bisogno di parlarne [?]
Quello scintillare all?orizzonte sarà un incendio di arbusti? Una città dorata?
O che altro? [?] Tutto quello che possiamo fare  è fiutare  se nell?aria c?è odore di bruciato.>>      

Andreas Eschbach

da Il libro del futuro,
di Andreas Eschbach, 
pag. 41, Fazi Editore,  2005.


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BIOETICA



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L'UMANITÀ DI DOMANI NELLA
PREFIGURAZIONE FANTASCIENTIFICA 




di Luca Scantamburlo



INTRODUZIONE

Dal 1795 ad oggi sono trascorsi duecentodieci anni. In quel lontano anno il poeta e drammaturgo tedesco Friedrich Schiller diede alle stampe un saggio di estetica dalla voce per certi versi profetica: Briefe über die ästhetische Erziehung des Menschen.(1) Nella Lettera sesta Schiller critica aspramente alcuni effetti del progresso occidentale dicendoci che per aspirare alla chiarezza della sapere, l?uomo greco antico ha dovuto abbandonare la totalità del proprio essere e seguire vie distinte della conoscenza. Il drammaturgo e filosofo tedesco parla inoltre del ?perfezionamento frammentario delle forze umane? e, nonostante riconosca il carattere inevitabile del progresso della specie, denuncia l?abuso della ragione (Vernünftlei), rea di aver razionalizzato indiscriminatamente l?universo sociale. In sostanza, secondo Schiller i Greci antichi erano individui interi(2) mentre la modernità valorizza singole parti dell?uomo. La conoscenza separa, divide, frammenta l?essere umano. Ed oggi il monito di Schiller è voce quanto mai attuale, visto il carattere di alienazione di un individuo considerato spesso cartesianamente, soltanto come edificio chimico da restaurare. È questo infatti il retaggio del riduzionismo biologico di matrice positivista, che tutto reifica.


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Quale destino attende l?umanità? Quali pericoli sono insiti nello sviluppo scientifico-tecnologico? C?è la possibilità che la volontà di potenza dell?uomo plasmi direttamente il suo statuto ontologico, stravolgendo direttamente, in modo deliberato, la filogenesi della sua prole e quindi lo stesso concetto di humanitas? A questi e ad altri interrogativi hanno risposto parzialmente, e rispondono oggi più che mai, la letteratura ed il cinema di fantascienza, tracciando dei possibili scenari futuri. Naturalmente un dibattito di filosofia della scienza (e bioetico in ispecie) è doveroso in questi anni di mutamenti epocali. Nondimeno riflettere sui mondi venturi preconizzati dalla cosiddetta science fiction, che pongono al centro tematiche come gli squilibri della biosfera terrestre, l?economia vorace in una biosfera finita, l?informatizzazione ed il controllo globale, la crisi energetico-ambientale ed il rischio di uno sviluppo incontrollato delle biotecnologie, potrebbe avere una funzione duplice: avvicinare le grandi masse a tematiche filosofiche e catalizzare l?attenzione del mondo politico e tecnico-scientifico su questioni cruciali per la sopravvivenza della specie. Aiutare politici e scienziati a prendere delle decisioni di alta responsabilità, difficili, che avranno ripercussioni sulle generazioni future, è un compito gravoso ma che finalmente potrebbe riscattare la disciplina filosofica, negli ultimi decenni troppo spesso ghettizzata come scienza umana ormai anacronistica e, sotto sotto, ritenuta un semplice spazio di confronto inconcludente, troppo astratto e lontano dalla quotidianità. In parte il riscatto si è già avuto, soprattutto in ambito psichiatrico con Binswanger e Jaspers, sulla scorta degli studi filosofici di Husserl e Heidegger. Nondimeno ora non è più il singolo individuo ad essere bisognoso di cura, ma è l?intera specie umana ad essere minacciata. Essa ha esteso il suo potere in tutte le direzioni e questo potere immenso scatenato dalla conoscenza scientifica rischia di sfuggirle di mano. 

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Non a caso proprio di fantascienza parla Jeremy Rifkin(3) nell?ultimo capitolo del suo saggio The Biotech Century (USA, 1998). Rifkin, presidente della Foundation on Economics Trends di Washington, discute del teletrasporto della serie televisiva Star Trek e di come già Norbert Wiener, padre della cibernetica, avesse già anticipato l?idea di una sala-teletrasporto capace di trasferire un intero modello umano. Alla base dell?idea di Wiener non c?è però il senso del teletrasporto in Star Trek, dove esso è un pratico e straordinario mezzo di trasporto che però non trova alcuna altra applicazione, ma il desiderio di immortalità, di perpetuare la propria individualità, che troverebbe la sua realizzazione informatizzando tutta la vita, i processi mentali in fieri, ed i ricordi, e trasferendo il tutto in appropriati corpi artificiali. Ancora una volta la volontà di potenza s?impone sopra qualunque altro principio etico. Essa diviene l?unica etica. Dietro al sogno di Wiener, come a quello di alcuni genetisti e biologi molecolari, c?è la tradizione baconiana. La natura viene concepita come una prostituta da soggiogare.  E oggi è tale il potere sconsiderato dell?uomo, che la natura non viene più soltanto accudita dall?uomo (come il contadino paziente di cui parla Martin Heidegger nei suoi saggi) ed i frutti della terra non sono più attesi come un dono. Le considerazioni di Heidegger sono state profetiche: egli ha colto prima di tanti altri l?essenza della tecnica ed il suo carattere omnipervasivo. E a conferma delle sue previsioni, infatti, il Terzo Millennio è iniziato con i principii baconiani estesi alla riproduzione umana.  Il bambino non viene più atteso come un dono. Lo screening della sua crescita nell?utero, legittimo ed auspicabile a fini terapeutici, rischia di trasformarsi in un passaporto per progettare a tavolino il suo essere. Sono sempre di più le coppie che vogliono conoscere il sesso del nascituro con largo anticipo. A questo proposito il filosofo Fabrizio Turoldo si spinge più in là osservando:

  Nel caso della generazione di un essere umano la volontà di dominio genera guasti molto più gravi rispetto a quelli provocati dal dominio imposta alla natura. Il bambino rischia, attraverso le nuove tecniche, di venire ?fabbricato? ad immagine e somiglianza dei desideri e dei sogni dei genitori.(4)

  Ma l?umanità di domani non dipende soltanto dalle discussioni bioetiche che animeranno le commissioni in seno ai governi per studiare nuove proposte di legge. È il progresso tecnologico in sé, ed anche la già stessa ricerca in laboratorio prima ancora della sua applicazione, che rischiano di indirizzare l?umanità verso punti di non ritorno. Discussioni e previsioni a lungo termine sull?uso della tecnologia e sulla ricerca scientifica (la quale cambia già il mondo in quanto non è neutrale) dovranno avere un peso maggiore in futuro e coinvolgere quanta più popolazione possibile, altrimenti il prezzo da pagare sarà altissimo. Contrariamente a quanto sostenuto da taluni, la scienza non è neutra. Per esempio, Luca e Francesco Cavalli Sforza firmano un servizio su la Repubblica di giovedì 28 gennaio 2005, in cui affermano:

  La scienza si limita ad accumulare conoscenze e a vagliarle, per cui è neutra da un punto di vista etico; la tecnologia non può essere neutra, mai.(5)

[...] L'analisi è fuorviante [...]. Vediamo perché. Oggi il confine fra scienza e tecnologia è oramai venuto meno. Lo scienziato non è più uno spirito rinascimentale o illuministico chiuso nel suo studio o nel suo laboratorio. La scienza negli ultimi due secoli è diventata il perno delle civiltà e delle economie, ma essa è anche tecnica. La ricerca scientifica è gia essa stessa trasformazione del mondo. La tecnica nell?accezione comune (di applicazione della scienza a fini di utilità) viene dopo, ma il mondo, prima ancora di essere cambiato dalla tecnica, è già cambiato dalla scienza moderna. La tecnologia è cioè oggi intrinseca alla scienza. Basti pensare alla icastica frase pronunciata dal fisico Robert Oppenheimer a capo del Progetto Manhattan, di fronte alla prima esplosione nucleare della storia, ad Alamogordo, nel Nuovo Messico, nel 1945: ?Sono divenuto Morte, distruttore dei mondi?, parafrasando il Bhagavadgita.

  Oggi i problemi che il genere umano affronta ed affronterà in futuro sono molteplici, ma hanno un comune denominatore: la volontà di potenza applicata alla tecnica. Basti pensare ai seguenti temi: clonazione umana a fini terapeutici e non, progetti per pilotare l?evoluzione della specie, ricambi umani (il genetista Boncinelli parla di ?esaltanti prospettive?(6), uteri biotech, farmaci postraumatici per la rimozione dei rimorsi, reality shows televisivi (più veri della vita vera?), cavie umane elette a professione.

  Prendiamo per esempio in considerazione l?argomento delle possibili applicazioni belliche dei cosiddetti betabloccanti, farmaci molto diffusi ed utilizzati contro l?ipertensione. Recentemente alcuni psichiatri statunitensi hanno sollevato un problema etico (quindi prima ancora di un?eventuale applicazione tecnica). Questi farmaci potrebbero essere utilizzati in campo bellico per trasformare i soldati in macchine da guerra che compiono violenza senza poi soffrire di rimorsi. Margaret Altemus e la sua équipe alla Cornell Univerty (Ithaca) hanno infatti scoperto mesi fa che i betabloccanti sono capaci di eliminare la sofferenza psicologica(7). È curioso che questa inquietante prospettiva sia stata profetizzata da Jack Stoneley nel suo saggio intitolato CETI, edito nel 1976 e tradotto in Italia da Longanesi un anno dopo.(8)

  Quale ruolo può allora rivestire la fantascienza nella riflessione critica di oggi? Resta ancorata all?intrattenimento tout court, oppure acquista valore filosofico ed etico in particolare? Come si evince da quanto detto essa è capace di gettare luce su inquietanti aspetti del mondo di oggi e di domani, ed è un canale di facile e rapida diffusione, in grado di fare presa sulle grandi masse. Certo, essa costruisce e mostra scenari futuribili senza esprimere giudizi di valore. Ma ha il grande merito di aiutarci a capire quale mondo si prospetta, e quale mondo vogliamo per noi e soprattutto per i nostri figli, fra alcuni dei mondi possibili.

  Scopo del presente lavoro di tesi, dunque, sarà nella prima parte illustrare e commentare alcune opere fantascientifiche focalizzate sul cosiddetto posthuman, dimostrando come la science fiction costituisca un valido aiuto per il dibattito filosofico che è (e lo sarà  ancor di più nei prossimi anni) necessario nell?affrontare le grandi questioni sollevate dallo sviluppo tecnico-scientifico; e nella seconda parte affrontare in modo più approfondito, e filosofico, gli aspetti inquietanti dei mondi tracciati dalla fantascienza avente per oggetto l?humanitas e la sua essenza, soprattutto alla luce dei pensieri di alcuni celebri intellettuali contemporanei che si sono espressi sull?era della tecnica.

© L. Scantamburlo


(1) Lettere sull?educazione estetica dell?uomo, di Friedrich Schiller 1795.

(2) Su questo punto, si confronti il lavoro di Umberto Galimberti sulla pluralistica denominazione omerica della corporeità: Psichiatria e fenomelogia, Feltrinelli,  pp. 70-73, Milano, 2000, VI edizione.

(3) Il secolo biotech, di Jeremy Rifkin, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2003, pp.341-343.

(4) Bioetica e reciprocità. Una nuova prospettiva sull?etica della vita, di Fabrizio Turoldo, Città Nuova, Roma, 2003, pag. 132.

(5) Perché la scienza fa paura, di Luca e Francesco Cavalli Sforza, per la Repubblica, giovedì 28 luglio 2005.

 (6) Ricambi umani, non è fantascienza, per Libero, sabato 21 maggio 2005.

(7) Via il rimorso con i farmaci postraumatici, per Libero, sabato 30 luglio 2005.

(8) Progetto Extraterrestri, di Jack Stoneley, Longanesi, Torino, 1977, pag. 61.

 


 Introduzione della tesi:
L'Umanità di domani nella prefigurazione fantascientifica.
Dalla generazione dell'uomo alla produzione tecnica dell'uomo-macchina.
di Luca Scantamburlo © 2006

TESI DI LAUREA IN BIOETICA DISCUSSA L'11 LUGLIO 2006 PRESSO
L'UNIVERSITÀ CA'FOSCARI DI VENEZIA

Relatore: Prof. Fabrizio Turoldo

- a.a. 2005/2006  Corso di laurea in Lettere -


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© Luca Scantamburlo
28 novembre 2007

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