L'UMANITÀ DI DOMANI NELLA
PREFIGURAZIONE FANTASCIENTIFICA
di Luca Scantamburlo
INTRODUZIONE
Dal 1795 ad oggi sono trascorsi
duecentodieci anni. In quel lontano anno il poeta e drammaturgo tedesco
Friedrich Schiller diede alle stampe un saggio di estetica dalla voce
per certi versi profetica: Briefe über die ästhetische Erziehung des Menschen.(1)
Nella Lettera sesta Schiller critica aspramente alcuni effetti del
progresso occidentale dicendoci che per aspirare alla chiarezza della
sapere, l’uomo greco antico ha dovuto abbandonare la totalità del
proprio essere e seguire vie distinte della conoscenza. Il drammaturgo
e filosofo tedesco parla inoltre del “perfezionamento frammentario
delle forze umane” e, nonostante riconosca il carattere inevitabile del
progresso della specie, denuncia l’abuso della ragione (Vernünftlei),
rea di aver razionalizzato indiscriminatamente l’universo sociale. In
sostanza, secondo Schiller i Greci antichi erano individui interi(2)
mentre la modernità valorizza singole parti dell’uomo. La conoscenza
separa, divide, frammenta l’essere umano. Ed oggi il monito di Schiller
è voce quanto mai attuale, visto il carattere di alienazione di un
individuo considerato spesso cartesianamente, soltanto come edificio
chimico da restaurare. È questo infatti il retaggio del riduzionismo
biologico di matrice positivista, che tutto reifica.

Quale destino attende l’umanità? Quali pericoli sono insiti nello sviluppo scientifico-tecnologico? C’è la possibilità che la volontà di potenza dell’uomo plasmi direttamente il suo statuto ontologico, stravolgendo direttamente, in modo deliberato, la filogenesi della sua prole e quindi lo stesso concetto di humanitas? A questi e ad altri interrogativi hanno risposto parzialmente, e rispondono oggi più che mai, la letteratura ed il cinema di fantascienza, tracciando dei possibili scenari futuri. Naturalmente un dibattito di filosofia della scienza (e bioetico in ispecie) è doveroso in questi anni di mutamenti epocali. Nondimeno riflettere sui mondi venturi preconizzati dalla cosiddetta science fiction, che pongono al centro tematiche come gli squilibri della biosfera terrestre, l’economia vorace in una biosfera finita, l’informatizzazione ed il controllo globale, la crisi energetico-ambientale ed il rischio di uno sviluppo incontrollato delle biotecnologie, potrebbe avere una funzione duplice: avvicinare le grandi masse a tematiche filosofiche e catalizzare l’attenzione del mondo politico e tecnico-scientifico su questioni cruciali per la sopravvivenza della specie. Aiutare politici e scienziati a prendere delle decisioni di alta responsabilità, difficili, che avranno ripercussioni sulle generazioni future, è un compito gravoso ma che finalmente potrebbe riscattare la disciplina filosofica, negli ultimi decenni troppo spesso ghettizzata come scienza umana ormai anacronistica e, sotto sotto, ritenuta un semplice spazio di confronto inconcludente, troppo astratto e lontano dalla quotidianità. In parte il riscatto si è già avuto, soprattutto in ambito psichiatrico con Binswanger e Jaspers, sulla scorta degli studi filosofici di Husserl e Heidegger. Nondimeno ora non è più il singolo individuo ad essere bisognoso di cura, ma è l’intera specie umana ad essere minacciata. Essa ha esteso il suo potere in tutte le direzioni e questo potere immenso scatenato dalla conoscenza scientifica rischia di sfuggirle di mano.

Non a caso proprio di fantascienza parla Jeremy Rifkin(3) nell’ultimo capitolo del suo saggio The Biotech Century
(USA, 1998). Rifkin, presidente della Foundation on Economics Trends di
Washington, discute del teletrasporto della serie televisiva Star Trek
e di come già Norbert Wiener, padre della cibernetica, avesse già
anticipato l’idea di una sala-teletrasporto capace di trasferire un
intero modello umano. Alla base dell’idea di Wiener non c’è però il
senso del teletrasporto in Star Trek, dove esso è un pratico e
straordinario mezzo di trasporto che però non trova alcuna altra
applicazione, ma il desiderio di immortalità, di perpetuare la propria
individualità, che troverebbe la sua realizzazione informatizzando
tutta la vita, i processi mentali in fieri, ed i ricordi, e trasferendo
il tutto in appropriati corpi artificiali. Ancora una volta la volontà
di potenza s’impone sopra qualunque altro principio etico. Essa diviene
l’unica etica. Dietro al sogno di Wiener, come a quello di alcuni
genetisti e biologi molecolari, c’è la tradizione baconiana. La natura
viene concepita come una prostituta da soggiogare. E oggi è tale
il potere sconsiderato dell’uomo, che la natura non viene più soltanto
accudita dall’uomo (come il contadino paziente di cui parla Martin
Heidegger nei suoi saggi) ed i frutti della terra non sono più attesi
come un dono. Le considerazioni di Heidegger sono state profetiche:
egli ha colto prima di tanti altri l’essenza della tecnica ed il suo
carattere omnipervasivo. E a conferma delle sue previsioni, infatti, il
Terzo Millennio è iniziato con i principii baconiani estesi alla
riproduzione umana. Il bambino non viene più atteso come un dono.
Lo screening della sua crescita nell’utero, legittimo ed auspicabile a
fini terapeutici, rischia di trasformarsi in un passaporto per
progettare a tavolino il suo essere. Sono sempre di più le coppie che
vogliono conoscere il sesso del nascituro con largo anticipo. A questo
proposito il filosofo Fabrizio Turoldo si spinge più in là osservando:
Nel caso della generazione di un essere umano la volontà di dominio
genera guasti molto più gravi rispetto a quelli provocati dal dominio
imposta alla natura. Il bambino rischia, attraverso le nuove tecniche,
di venire “fabbricato” ad immagine e somiglianza dei desideri e dei
sogni dei genitori.(4)
Ma l’umanità di domani non dipende
soltanto dalle discussioni bioetiche che animeranno le commissioni in
seno ai governi per studiare nuove proposte di legge. È il progresso
tecnologico in sé, ed anche la già stessa ricerca in laboratorio prima
ancora della sua applicazione, che rischiano di indirizzare l’umanità
verso punti di non ritorno. Discussioni e previsioni a lungo termine
sull’uso della tecnologia e sulla ricerca scientifica (la quale cambia
già il mondo in quanto non è neutrale) dovranno avere un peso maggiore
in futuro e coinvolgere quanta più popolazione possibile, altrimenti il
prezzo da pagare sarà altissimo. Contrariamente a quanto sostenuto da
taluni, la scienza non è neutra. Per esempio, Luca e Francesco Cavalli
Sforza firmano un servizio su la Repubblica di giovedì 28 gennaio 2005,
in cui affermano:
La
scienza si limita ad accumulare conoscenze e a vagliarle, per cui è
neutra da un punto di vista etico; la tecnologia non può essere neutra,
mai.(5)
[...] L'analisi è fuorviante [...]. Vediamo
perché. Oggi il confine fra scienza e tecnologia è oramai venuto meno.
Lo scienziato non è più uno spirito rinascimentale o illuministico
chiuso nel suo studio o nel suo laboratorio. La scienza negli ultimi
due secoli è diventata il perno delle civiltà e delle economie, ma essa
è anche tecnica. La ricerca scientifica è gia essa stessa
trasformazione del mondo. La tecnica nell’accezione comune (di
applicazione della scienza a fini di utilità) viene dopo, ma il mondo,
prima ancora di essere cambiato dalla tecnica, è già cambiato dalla
scienza moderna. La tecnologia è cioè oggi intrinseca alla scienza.
Basti pensare alla icastica frase pronunciata dal fisico Robert
Oppenheimer a capo del Progetto Manhattan, di fronte alla prima
esplosione nucleare della storia, ad Alamogordo, nel Nuovo Messico, nel
1945: “Sono divenuto Morte, distruttore dei mondi”, parafrasando il
Bhagavadgita.
Oggi i problemi che il genere umano
affronta ed affronterà in futuro sono molteplici, ma hanno un comune
denominatore: la volontà di potenza applicata alla tecnica. Basti
pensare ai seguenti temi: clonazione umana a fini terapeutici e non,
progetti per pilotare l’evoluzione della specie, ricambi umani (il
genetista Boncinelli parla di “esaltanti prospettive”(6), uteri
biotech, farmaci postraumatici per la rimozione dei rimorsi, reality
shows televisivi (più veri della vita vera?), cavie umane elette a
professione.
Prendiamo per esempio in considerazione
l’argomento delle possibili applicazioni belliche dei cosiddetti
betabloccanti, farmaci molto diffusi ed utilizzati contro
l’ipertensione. Recentemente alcuni psichiatri statunitensi hanno
sollevato un problema etico (quindi prima ancora di un’eventuale
applicazione tecnica). Questi farmaci potrebbero essere utilizzati in
campo bellico per trasformare i soldati in macchine da guerra che
compiono violenza senza poi soffrire di rimorsi. Margaret Altemus e la
sua équipe alla Cornell Univerty (Ithaca) hanno infatti scoperto mesi
fa che i betabloccanti sono capaci di eliminare la sofferenza
psicologica(7). È curioso che questa inquietante prospettiva sia stata
profetizzata da Jack Stoneley nel suo saggio intitolato CETI, edito nel 1976 e tradotto in Italia da Longanesi un anno dopo.(8)
Quale ruolo può allora rivestire la fantascienza nella riflessione
critica di oggi? Resta ancorata all’intrattenimento tout court, oppure
acquista valore filosofico ed etico in particolare? Come si evince da
quanto detto essa è capace di gettare luce su inquietanti aspetti del
mondo di oggi e di domani, ed è un canale di facile e rapida
diffusione, in grado di fare presa sulle grandi masse. Certo, essa
costruisce e mostra scenari futuribili senza esprimere giudizi di
valore. Ma ha il grande merito di aiutarci a capire quale mondo si
prospetta, e quale mondo vogliamo per noi e soprattutto per i nostri
figli, fra alcuni dei mondi possibili.
Scopo del presente
lavoro di tesi, dunque, sarà nella prima parte illustrare e commentare
alcune opere fantascientifiche focalizzate sul cosiddetto posthuman,
dimostrando come la science fiction costituisca un valido aiuto per il
dibattito filosofico che è (e lo sarà ancor di più nei prossimi
anni) necessario nell’affrontare le grandi questioni sollevate dallo
sviluppo tecnico-scientifico; e nella seconda parte affrontare in modo
più approfondito, e filosofico, gli aspetti inquietanti dei mondi
tracciati dalla fantascienza avente per oggetto l’humanitas e la sua
essenza, soprattutto alla luce dei pensieri di alcuni celebri
intellettuali contemporanei che si sono espressi sull’era della tecnica.
© L. Scantamburlo
(1) Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, di Friedrich Schiller 1795.
(2) Su questo punto, si confronti il lavoro di Umberto Galimberti sulla pluralistica denominazione omerica della corporeità: Psichiatria e fenomelogia, Feltrinelli, pp. 70-73, Milano, 2000, VI edizione.
(3) Il secolo biotech, di Jeremy Rifkin, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2003, pp.341-343.
(4) Bioetica e reciprocità. Una nuova prospettiva sull’etica della vita, di Fabrizio Turoldo, Città Nuova, Roma, 2003, pag. 132.
(5) Perché la scienza fa paura, di Luca e Francesco Cavalli Sforza, per la Repubblica, giovedì 28 luglio 2005.
(6) Ricambi umani, non è fantascienza, per Libero, sabato 21 maggio 2005.
(7) Via il rimorso con i farmaci postraumatici, per Libero, sabato 30 luglio 2005.
(8) Progetto Extraterrestri, di Jack Stoneley, Longanesi, Torino, 1977, pag. 61.

Introduzione della tesi:
L'Umanità di domani nella prefigurazione fantascientifica.
Dalla generazione dell'uomo alla produzione tecnica dell'uomo-macchina.
di Luca Scantamburlo © 2006
TESI DI LAUREA IN BIOETICA DISCUSSA L'11 LUGLIO 2006 PRESSO
L'UNIVERSITÀ CA'FOSCARI DI VENEZIA
Relatore: Prof. Fabrizio Turoldo
- a.a. 2005/2006 Corso di laurea in Lettere -

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© Luca Scantamburlo
28 novembre 2007
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