La copertina del testo di I.Š. Šklovskij e C. Sagan, uscito negli
U.S.A. nel 1966, per i tipi della Holden-Day Inc.
Una foto dello storico orientalista russo Zecharia Sitchin.
Alcuni fotogrammi del "Jesuit Footage",
un
breve montaggio video da presunti dati d'ossservazione nello spazio
profondo del Pianeta X, conosciuto dagli antichi Sumeri con il nome di
Nibiru;
i dati sarebbero stati inviati dalla
segreta sonda spaziale "Siloe" nel 1995;
riproduzione su gentile permesso di
C. Barbato; www.secretum-omega.com.
La copertina della rivista Hera,
nr.1, Gennaio 2000.
La copertina de
La vita intelligente nell'Universo,
di I.Š. Šklovskij e C.E. Sagan,
Feltrinelli, 1980.
Il
sigillo cilindrico accadico VA/243, antico all'incirca 2500 anni e
conservato al Vorderasiatisches Museum di Berlino (in passato Berlino
Est).
RIFLESSIONI SU TRE PROTAGONISTI DELLA CULTURA DEL XX SECOLO
di
Luca
Scantamburlo
ZECHARIA SITCHIN, STORICO ORIENTALISTA RUSSO
Recentemente
alcuni referenti tecnico-scientifici di un'associazione culturale
italiana si stanno interrogando legittimamente sugli studi del russo
Zecharia Sitchin,
nato all'inizio degli anni '20 del secolo scorso
presso la minoranza russa di Baku, in Azerbaijan (studi che non sono
solo "teorie", vista la sua passione da bibliofilo, il suo lavoro
giornalistico e la sua testimonianza umana di viaggiatore presso siti
archeologici e musei del mondo).
Mi sento in dovere di intervenire in
qualità di giornalista. Non solo perché mesi addietro ho avuto l'onore
di intervistare per un bimestrale italiano il discusso storico
orientalista di origine russa e residente a New York, ma anche perché
l'anno scorso lo invitai (a nome di quella stessa associazione di cui
sopra...) a partecipare come relatore ad un convegno italiano. A quanto
ne so, egli declinò gentilmente l'invito in Italia per problemi di
natura personale.
I due referenti che
s'interrogano sulla presunta validità del lavoro saggistico di Zecharia
Sitchin sono due ingegneri italiani. Uno di essi è anche stimato a
livello accademico per la sua preparazione e la sua esperienza
all'estero, indiscutibili. Certamente la cultura, la riflessione e le
competenze di un ingegnere sono preziose e possono aiutare a
comprendere una questione astronomica in fieri. Io stesso nutro
profondo rispetto per chi padroneggia il calcolo differenziale ed
integrale. Tuttavia i numeri e le equazioni sono applicazioni
dell'intelletto umano, e non spiegano la realtà in toto. Sono un mezzo,
un potente strumento per comprenderla e tentare di prevederla. Sono uno
dei tanti saperi sviluppati dalla ragione. Ma le cosiddette "condizioni
al contorno" fanno sempre la differenza, in un sistema di equazioni o
in un programma informatico. Sicché se si escludono dai calcoli
determinati fattori e determinati variabili del sistema considerato, i
risultati che si ottengono cambiano.
IL RICERCATORE THORKILD JACOBSEN? CITATO DA Z. SITCHIN NELLE SUE FONTI
BIBLIOGRAFICHE E NEI SUOI TESTI
Ogni autore, in un decennale percorso di ricerca, può anche commettere
degli errori. Del resto, la scienza ed il sapere più in generale sono
processi che si autocorreggono, come giustamente amava sottolineare il
compianto scienziato Carl
E. Sagan.
Anche Sitchin, nel
corso dei suoi studi, potrebbe aver riportato delle inesattezze. Siamo
esseri umani, fallibili, e del resto lo stesso Premio Nobel Albert
Einstein introdusse il cosiddetto "termine cosmologico per
controbilanciare la gravità", e così dare sostegno al "modello teorico
di un universo statico" (Le
Scienze, numero speciale, nr. 435, novembre 2004, pag.
94); una cosa di cui lo stesso scienziato in seguito si pentì
amaramente.
Affermare nondimeno, come fa qualcuno in uno scritto on line diffuso
recentemente, che Z. Sitchin (il discusso orientalista russo residente
a New York) parrebbe "aver fatto suo quanto scritto" anni addietro da
un ricercatore noto in ambito accademico, è un'affermazione fuorviante.
Vediamo innanzi tutto il passo dello scritto menzionato:
<<
[...] Sitchin (che non è citato in nessuna pubblicazione scientifica
come esperto di accadico) parrebbe aver fatto suo quanto scritto, anni
addietro, da un ricercatore che, invece, era giustamente noto in questo
ambito: Thorkild Jacobsen: "The Sumerian King List", Chicago University
Press, 1939. Solo, Jacobsen si era limitato a riportare le tradizioni
accadiche, senza specularci sopra. Secondo lui, gli Anunnaki erano
alcune delle divinità locali, e Nibiru il loro Olimpo. Nessun pianeta,
quindi, nessuno sfruttamento dell’oro terrestre, nessun "radiofaro" a
Baalbek.>>
tratto da <<L'improbabile
Nibiru>>, scritto in file .pdf diffuso dal
portale del C.I.F.A.S.
(Consiglio della Federazione Internazionale di Studi Avanzati, una
"libera associazione, apartitica, senza fini di lucro"),
http://www.cifas.net/ricerche/Nibiru2.pdf.
Il suddetto scritto è
discusso anche dal portale del C.U.N.,
http://www.cun-italia.net/taccuino/tac0.htm,
news del
11.07.2007. Secondo quanto riportato dai link del C.U.N. e del
C.I.F.A.S., lo scritto in oggetto (<<L'improbabile
Nibiru>>) è un saggio del Prof. Stefano Breccia; il
file in
formato .pdf, tuttavia, non è firmato.
Se una persona
ha la pazienza di documentarsi, si accorgerà che proprio il menzionato
ricercatore di origine danese di nome Thorkild Jacobsen (7
Giugno 1904
- 2 Maggio 1993), è citato da Sitchin nelle fonti bibliografiche dei
suoi saggi.
Sitchin non ha pertanto, fino a prova contraria, fatto suoi
gli scritti altrui, a cui ha dato invece il giusto riconoscimento in un
lavoro onesto. Prendiamo per esempio un'edizione italiana del primo
libro a firma di Sitchin: Il
pianeta degli dei, Piemme,
I edizione 1998 (titolo originale The 12th Planet,
USA,
1976).
Da pag. 405 a pag. 408 ci sono le "FONTI" del testo,
ordinate in
ordine alfabetico. Il paragrafo
<<II. Principali fonti per i
testi del Vicino Oriente>> riporta una voce
dedicata proprio al
ricercatore sopra menzionato:
<<Jacobsen, Thorkild,
"Mesopotamia", in The Intellectual Adventure of the Ancient Man,
1946>>, pag. 406, ibidem.
Prendiamo ora un altro saggio a firma di Z.
Sitchin: Guerre
atomiche al tempo degli dei, Edizioni Piemme Pocket, 2001.
A pag. 257 del testo leggiamo:
<<[...]
Thorkild Jacobsen, il cui studio intitolato L'elenco sumerico dei re è
senza dubbio il più completo sull'argomento, data il trasferimento del
potere regale di Sumer da Erech a Ur intorno al 2850 a.C.; altri lo
collocano invece verso il 2650 a.C. circa - una discrepanza di due
secoli per la quale non è ancora stata trovata una
spiegazione.>>
Come si evince dalla lettura del passo citato, Sitchin
stimava il
lavoro di Jakobsen; inoltre, ancora una volta, Jacobsen è correttamente
citato nelle fonti bibliografiche. Dalla pag. 366 alla pag. 370 ci sono
le "FONTI". Al paragrafo <<II.
Opere individuali>>, di
nuovo Sitchin cita il ricercatore di origine danese:
<<Jacobsen, Th., The Sumerian King List, 1939. -, The
Treasures of Darkness, 1976.>> pag.369, ibidem.
Sitchin ha consultato e, quasi sicuramente studiato approfonditamente,
proprio il testo citato dall'ingegnere nel suo scritto di critica. Le
fonti di Sitchin sono scritte nero su bianco, e decisamente autorevoli.
Contatele se riuscite a procuravi il libro della Piemme: solo le fonti
bibliografiche di Guerre
atomiche al tempo degli dei sono più di cento.
Mi auguro che questo chiuda il discorso sull'impegno e la
correttezza
di Sitchin come storico orientalista sui generis. Se è vero che i suoi
scritti non trovano spazio nelle pubblicazioni accademiche, è vero
anche che i suoi numerosi saggi dimostrano un lavoro a tutto campo,
dove non mancano gli studi diacronici e sincronici e le connessioni con
altri settori del sapere (astronomia, biologia, geologia, linguistica,
storia economica, storia delle religioni, ecc..,). Tali connessioni
mostrano non solo la passione di uno studioso eclettico, ma anche
un'attitudine giornalistica, palese eredità del lavoro che Sitchin
esercitò in Palestina. Ricordo inoltre il titolo accademico conseguito
da Sitchin: in Storia Economica, a Londra, presso la London School of
Economics and Political Science.
E la riluttanza dei
periodici accademici a dare spazio a tesi ardite, si può spiegare
benissimo come il normale processo delle rivoluzioni scientifiche, in
cui gran parte dell'Establishment storico e scientifico difende spesso
con i denti i paradigmi del sapere acquisiti e consolidati. Thomas Kuhn
docet (vedi il suo La
struttura delle rivoluzioni scientifiche, 1962).
LE IMMAGINI PUBBLICATE E COMMENTATE DA A. FORGIONE,
ERRONEAMENTE ATTRIBUITE A FRAMES DEL "JESUIT FOOTAGE"
Quando
poi lo stesso scritto a firma dell'ingegnere italiano si riferisce a
dei presunti <<still
frames>> emersi da <<un filmato
di Nibiru, ripreso da una fantomatica sonda vaticana (!), tale
Siloe>>, esso riporta erroneamente le
immagini pubblicate anni fa
dal saggista Adriano
Forgione, e non i fotogrammi del cosiddetto
"Jesuit Footage"
mostrato pubblicamente dal freelance Cristoforo
Barbato (ex redattore a Roma di alcune riviste e
periodici). Che sono quelli riprodotti a fianco.
Un filmato (quello da me chiamato "Jesuit
Footage") che dura più di due minuti e non <<si compone
sostanzialmente di due still frames>>, come erroneamente
riportato dall'ingegnere nel suo scritto. Se poi ci si voleva riferire
al recente video diffuso su Disclose.tv, anche in questo caso i
"frames" che lo compongono sono del tutto diversi dalle immagini
inserite nel file .pdf dove si critica Zecharia Sitchin, e compongono
più di un minuto di filmato.
Un po' di cronaca: quelle immagini
inserite nel recente scritto di critica, quasi sicuramente non sono
"frames" ma vere e proprie immagini di una fotocamera, e furono diffuse
per la prima volta al pubblico - sulla carta stampata - dalla
rivista Dossier
Alieni, nr. 20 di Settembre/Ottobre 1999.
Già
precedentemente tuttavia, sul numero di Dossier Alieni (il
nr. 19,
Luglio/Agosto 1999) c'era stato un tentativo di pubblicazione, ma per
un "problema tecnico" le immagini erano risultate alla stampa
"totalmente scure". Nel servizio del nr. 19 (da pag. 26 a pag. 31, Il
ritorno di Nibiru) si parlava di <<fotogrammi
scattati con un
sistema simile all'infrarosso>>.
Le immagini, nell'articolo a
firma di Adriano Forgione che accompagnava la pubblicazione delle
stesse, furono attribuite alla presunta sonda spaziale "Siloe"
approntata dal Vaticano, della quale già nel nr. 3/4 di UFO Network
(Luglio/Agosto 1999, pag.6) si era discusso in un box azzurro a firma
della "Redazione Centrale", dove si parlava di una presunta
dichiarazione di Sitchin, senza tuttavia riportare né data né
fonte.
Io dissento in proposito non solo perché Sitchin
non si è mai pronunciato pubblicamente in proposito (a quanto ne so
io), ma anche perché la presunta sonda spaziale "Siloe", secondo la
testimonianza ed il lavoro di ricerca di C. Barbato, sarebbe
all'origine del filmato battezzato "Jesuit Footage", e non di quelle
immagini, sempre nella mia opinione e secondo il mio percorso di
ricerca giornalistica. Ci tornerò su in futuro. Ad ogni modo, le
immagini inserite nel recente scritto dove si critica Sitchin, furono
pubblicate nuovamente sul primo numero della rivista Hera (Gennaio
2000), rivista nata per iniziativa di Adriano Forgione, proprio
l'artefice della diffusione di quelle due controverse immagini.
La
sconcertante storia di C. Barbato è successiva. La differenza è che
Barbato poté accertare le credenziali della sua fonte stando alla sua
testimonianza, mentre A.
Forgione per sua stessa ammissione non fu in
grado di fare altrettanto con la sua. E la "gola profonda" di Barbato
(un Gesuita operativo ad alti livelli della Santa Sede) non fu in grado
di spiegarsi da dove quelle immagini provenissero e chi le avesse
fornite a Forgione, anche se le giudicava abbastanza attendibili (vedi
in proposito la mia 'intervista a C. Barbato, <<Secretum
Omega>>,
risposta nr.8, nr. 62 di UFO
Notiziario, Aprile/Maggio 2006, pag.38).
Mi
auguro di essere stato abbastanza chiaro con queste mie riflessioni e
puntualizzazioni, perché la penna al vetriolo non è una prerogativa
soltanto degli accademici.
C. SAGAN DISCUSSE NEL 1966 IL SIGILLO ACCADICO
<<VA/243>> DI BERLINO, DIECI ANNI PRIMA DI
SITCHIN
Lo
scorso Febbraio 2007, a pag. 57 del numero 67 del bimestrale UFO
Notiziario, scrivevo che lo storico orientalista Zecharia
Sitchin
raccoglieva idealmente un retaggio di ricerca. In esso parlavo di un
testo di divulgazione scientifica firmato da due autorevoli scienziati:
l'americano Carl Edward Sagan (1934-1996) allievo di Gerard P. Kuiper e
l'astrofisico sovietico Iosif
Samuiloich Shklovskij (1916-1985).
Il testo di I. S. Shklovskij e Carl Sagan (Intelligent
Life in the Universe, Holden-Day Inc, USA, 1966) fu
tradotto e
pubblicato in Italia soltanto nel 1980, per i tipi della Feltrinelli,
con il titolo La vita
intelligente nell'Universo.
Al capitolo 33, intitolato <<Possibili
conseguenze del contatto diretto>>,
Sagan discute delle tracce archeologiche che potrebbero far pensare ad
un possibile contatto in epoca remota con visitatori provenienti dallo
Spazio. Ebbene, a pag. 325 è riprodotta la celebre fotografia del
sigillo accadico di cui parla Sitchin nei suoi testi, catalogato VA/243
e conservato allora presso la Vorderasiatische Abteilung der
Staatlichen Museen, a Berlino. La didascalia della Fig.33.5 del testo
di Sagan e Šklovskij, dice alla suddetta
pagina:
<<[...]
Il sigillo si trovava, prima della guerra, nella Vorderasiatische
Abteilung der Staatlichen Museen a Berlino. [...] Riprodotto da H.
Frankfort, Cylinder Seals, Macmillan, London, 1939.)>>
Sagan, nel testo del capitolo 33, dice al riguardo:
<<Il
sigillo cilindrico nell'illustrazione in alto a sinistra presenta,
curiosamente, nove pianeti attorno al sole prominente in cielo (e,
leggermente più a destra, due pianeti minori). Le altre
rappresentazioni di sistemi planetari - se possiamo chiamarli così -
presentano una variazione degna di nota del numero dei pianeti. [...]
Questi sigilli cilindrici potrebbero non essere che gli esperimenti
dell'inconscio degli uomini dell'antichità per comprendere e
raffigurare un ambiente talvolta incomprensibile [...] Le storie degli
Apkallu potrebbero essere state inventate di sana pianta [...] Ma
storie come la leggenda di Oannes e rappresentazioni specialmente delle
civiltà più antiche comparse sulla Terra meritano uno studio critico
molto più approfondito di quanto non si sia fatto sinora
[...]>>
pag. 324, ibidem.
Riflettiamo un attimo: lo studio suggerito da Sagan non è esattamente
quanto ha fatto sin dal 1976, e sta ancora facendo, lo storico Zecharia
Sitchin? L'altro ingegnere che sottopone al vaglio della critica le
tesi di Sitchin, l'ing. Carlo Bolla, dice nel suo documentato scritto
diffuso on-line ed intitolato <<Questioni
celesti. La parte
astronomica delle teorie di Zecharia Sitchin: riflettiamoci
sopra...>>
<<[...]
l’emblema raffigurerebbe il nostro Sistema Solare: il Sole sarebbe la
stella centrale, mentre i globi che lo circondano sarebbero pianeti.
Poiché tali globi sono 11, e dato che i Sumeri consideravano pianeta
anche il Sole, Sitchin dedusse che il nostro sistema è composto da
altrettanti corpi principali. Anche la Luna era considerata un pianeta
dagli antichi sumeri, così noi diremmo che i corpi planetari veri e
propri ivi raffigurati sono, anziché i nove conosciuti,
dieci.>>
Nello scritto critico non c'è però traccia delle precedenti
considerazioni di Carl Sagan (un astronomo di fama mondiale), analoghe
a quelle di Sitchin, ma formulate dieci anni prima. Anche se Sagan non
evidenzia o commenta la presenza di un pianeta in più rispetto al
novero dei pianeti conosciuti, resta la sua possibile interpretazione
del sigillo accadico di Berlino in chiave di raffigurazione del Sistema
Solare secondo la teoria eliocentrica. E Sitchin, probabilmente
indipendentemente da Sagan (come spesso succede nelle ricerche), era
giunto in seguito alle stesse conclusioni, ed anche oltre.
Questo è il punto fondamentale, a mio avviso: testimonianze
archeologiche (sigilli, testi in cuneiforme dove si raccontano
cosmogonie) attestano che le antiche genti mesopotamiche conoscevano la
natura e la composizione del nostro Sistema Solare. E Carl Sagan era un
astronomo di tutto rispetto.
Ora veniamo ad un'altra
figura storica, molto controversa ed ancora oggi attuale. Molti hanno
rimproverato Carl Sagan di aver contribuito a screditare il lavoro
saggistico dello psichiatra russo Immanuel
Velikovsky
(Vitebsk, 1895 - Princeton, 1979), fra l'altro amico di Albert Einstein
proprio a Princeton. Ed Einstein lesse con grande interesse gli scritti
di Velikovsky.
In realtà il giudizio di Sagan al
riguardo non è ben conosciuto. Ho trovato delle interessanti
testimonianze scritte e video, in cui Carl Sagan difende la libertà di
esercitare la critica ai consolidati modelli della conoscenza, e lo fa
citando proprio il discusso psichiatra di origine russa, autore di Worlds in Collision
ed Ages in Chaos.
Sulla figura dell'autore di Worlds
in Collision (McMillan e poi Doubleday, 1951, USA),
invito il lettore a procurarsi il supplemento al nr.69 di Mystero,
primavera-2006, Casa Editrice Mondo Ignoto srl, Roma.
Sul suddetto supplemento l'ampio dossier dedicato al controverso
psichiatra di origine russa contiene anche parte degli atti del
simposio organizzato nell'Ottobre 2001 presso l'Università degli Studi
di Bergamo, proprio per ricordare e discutere l'opera dello studioso
Velikovsky; notevole lo scritto del prof. Emilio Spedicato.
Attualmente due dei testi di Velikovsky sono editi in Italia dalla
stessa casa editrice, sopra menzionata. Per chi frequenta le polverose
biblioteche, ricordo che esiste una vecchia edizione della Aldo
Garzanti Editore, datata 1955 (Mondi
in collisione). Nel celebre
testo intitolato The
Dragons of Eden, con cui Sagan vinse il Premio
Pulitzer, a pag. 248 dell'edizione statunitense egli cita anche le
teorie dello psichiatra russo:
<<[...]
Velikovskian catastrophism; Atlantis and Mu; spiritualism; [...] It may
be that there are kernels of truth in a few of these doctrines,
[...]>>
The Dragons of Eden,
by Carl Sagan, The Ballantine Publishing Group book, 1977, pag. 248
Sagan
dunque affermava nel 1977 che potrebbe esserci un "nucleo di verità"
nelle dottrine elencate nel testo, e fra di esse è menzionato anche il
catastrofismo di Velikovsky. E così Sagan si espresse su Velikovsky nel
corso della puntata nr. 4 della sua trasmissione televisiva Cosmos (che
ho potuto visionare personalmente):
<<[...]
The worst aspect of Velikovsky's theories is not that many of his ideas
were wrong, silly or in cross contradiction to the facts, rather the
worst aspect is that some scientists attempted to suppress Velikovsky's
ideas. The suppression of an uncomfortable idea is maybe common in
religion or in politics, but is not the path of knowledge
[...]>>
da Cosmos,
nr.4, trasmissione televisiva condotta in USA da C.
Sagan
Sagan dunque, dagli schermi televisivi americani, pur non dando troppo
credito alle tesi di Velikovsky, stigmatizzava l'atteggiamento di certi
scienziati che hanno tentato di sopprimere le idee del celebre saggista
russo scomparso nel 1979.
Oggi Zecharia Sitchin (che,
come Velikovsky, è di origine russa e visse in Palestina), a mio parere
sta conoscendo successo di pubblico ma si sta imbattendo (così come
Velikovsky in passato) in una forte opposizione alle sue tesi da parte
di certi intellettuali e da parte della maggior parte degli ambienti
accademici che contano.
Tesi le quali, non mi stancherò mai di ripetere, coniugano
con rara eleganza creazionismo ed evoluzionismo.