< Un'enciclopedia italiana per ragazzi accenna a Nibiru ed agli Anunnaki - di Luca Scantamburlo
line_sx2.gifIl Cielo - Rizzoli Junior, Istituto Geografico De Agostini, 2006

La copertina dell'enciclopedia per ragazzi Il Cielo,
Rizzoli Junior,
Istituto Geografico De Agostini, 2006

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UN'ENCICLOPEDIA ITALIANA PER
RAGAZZI ACCENNA A NIBIRU ED AGLI ANUNNAKI





CORAGGIOSA SCELTA EDITORIALE DELL'ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI


di Luca Scantamburlo



 Il 25 settembre scorso il prestigioso giornale milanese Corriere della Sera distribuiva in edicola, a 12,90 Euro più il prezzo del quotidiano, il volume enciclopedico della Rizzoli Junior intitolato Il Cielo, realizzato dall'Istituto Geografico De Agostini ma in parte tratto dall'opera Enciclopedia of Discovery, della Weldon Owen Inc.
  Il volume della Rizzoli Junior, cartonato e composto da 317 pagine a colori, si presenta ben rilegato ed è  suddiviso in sette sezioni che sono: il "Grande dizionario del Cielo e dell'Universo", "Conoscere il Cielo", "Il volo", "Stelle e pianeti, "Date e dati", "Percorsi fotografici" e "Da leggere e vedere". Il linguaggio chiaro e semplice, visto il target adolescenziale, non rinuncia tuttavia al rigore terminologico e concettuale. Pertanto ne consiglio vivamente l'acquisto non solo alle ragazze ed ai ragazzi ma anche al pubblico adulto che ama la divulgazione astronomica.

  La cosa degna di rilievo, e che giustifica il mio articolo, è il paragrafo presente a pagina 233 ed intitolato "Il decimo pianeta non è una novità". Inoltre nella stessa pagina campeggia l'illustrazione di una ziqqurat (si può scrivere anche ziggurat), antica piramide mesopotamica a terrazze di dimensioni decrescenti verso la cima. Nel trattare la conoscenza antica del Sistema Solare gli autori del testo si riferiscono alla cosmogonia sumera ed arrivano a scrivere: <<[...] il sistema solare contava tutti i pianeti a noi noti oltre a Tiamat e Nibiru. Quest'ultimo sarebbe il pianeta più lontano del Sistema [...]>>.
  Sorprendentemente si parla anche dei presunti abitanti di tale lontano mondo (gli Anunnaki), spiegandone l'etimologia del termine e definendoli "una stirpe di giganti semidivini". 
  Il paragrafo si conclude spiegando l'origine del sistema Terra-Luna e della cintura di asteroidi secondo i miti sumeri: la cintura dei pianetini sarebbe il risultato dello scontro di Nibiru con l'originario pianeta presente fra Marte e Giove (Tiamat), andato distrutto a seguito della collisione. Peccato che in realtà secondo i Sumeri ed i Babilonesi non fu Nibiru ma furono uno o più dei suoi satelliti a cozzare contro Tiamat.
  Gli autori (certamente italiani perché è a partire dal pag. 234 fino a pag. 253 che i testi sono tradotti dall'opera straniera sopra menzionata) omettono la principale fonte del racconto cosmogonico: l'Enuma Elish, l'Epica della Creazione (discussa da Zecharia Sitchin, storico orientalista residente a New York) ed è forse anche a causa di questo che essi commettono l'errore da me segnalato, che potrebbe anche essere interpretato come una voluta semplificazione. Per chi volesse approfondire rimando direttamente al celebre primo testo di Sitchin uscito negli Stati Uniti nel 1976: <<[...] furono i satelliti di Marduk a colpire Tiamat, non Marduk stesso>>
(Il pianeta degli dei, di Z. Sitchin, Ed. Piemme, 1998, pag.217).
  Ricordo inoltre che Marduk è il nome dato dai Babilonesi al dio-pianeta Nibiru degli antichi Sumeri.

  Va comunque dato il merito ai redattori italiani della Rizzoli di aver rotto gli indugi: finalmente si ha l'audacia di osare con il grande pubblico, ed in particolare con le nuove generazioni. E l'accenno a Nibiru ed ai suoi abitanti (gli Anunnaki), nonostante sia costruito sul modo verbale condizionale, è un segnale forte e che fa ben sperare per il futuro. Se esso sia una coraggiosa iniziativa individuale o di pochi intellettuali, oppure il frutto di una qualche indicazione venuta da ambienti istituzionali, beh, questo proprio non lo so dire, ma quello che conta è l'onestà intellettuale; in questo caso discretamente onorata seppur con una comprensibile prudenza. 


© L. Scantamburlo
18 Ottobre, 2006

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