Riproduzione, autorizzata da
Cristoforo Barbato, di alcuni fotogrammi
del "Jesuit
Footage"
realizzato dalla presunta sonda
spaziale Siloe,
quando si trovava
oltre l'orbita di Nettuno.
Per la pubblicazione scrivere a: c.barbato@secretum-omega.com .
Conscio dell’estrema importanza, ed anche
delicatezza, dell’argomento noto come “Pianeta X”
(identificato da più parti con il Nibiru/Marduk adorato dagli antichi
Sumeri e dai Babilonesi) decido finalmente di pubblicare alcuni
fotogrammi estratti dal cosiddetto “Jesuit
Footage”. La pubblicazione dei frames è stata autorizzata
da Cristoforo Barbato
(Napoli, 1972), ex caporedattore di alcune riviste di Roma contattato
negli anni 2000-2001 da un padre Gesuita insider del Vaticano. Questo
religioso ha incaricato Barbato di fungere da apripista all’interno dei
mass media per il rilascio d’informazioni cruciali per le prossime
decadi della storia umana. Una scelta insolita, ma comprensibile se si
riflette per un attimo sul fatto che nell'affrontare una questione
difficilmente credibile di primo acchito e potenzialmente
destabilizzante, è certamente da preferirsi un giovane considerato
coraggioso ed onesto, ma poco noto, ad un giornalista affermato e
legato ad affetti familiari, questioni d’immagine ed interessi di varia
natura.
La decisione di rompere il vincolo di segretezza,
stando alle
dichiarazioni della gola profonda vaticana, sarebbe scaturita da
drammatiche consultazioni avvenute all’interno di una minoranza del SIV
(Servizio Informazioni
del Vaticano), una segreta struttura
d’intelligence che il Vaticano annovererebbe almeno dagli anni ’50 del
secolo scorso. Questa minoranza, formata da teologi appartenenti
all’Ordine dei Gesuiti, si sarebbe costituita come una sorta di Quinta
Colonna non per tornaconto personale, ma perché dilaniata da una
questione vicina alla morale di Antigone. La decisione di rilasciare
del materiale classificato, attraverso una fuga controllata,
scaturirebbe allora dalla volontà di rispettare al meglio il messaggio
cristico, aiutando l’umanità ad affrontare determinati eventi climatici
e politici che paiono profilarsi all’orizzonte e che sembrano destinati
a coinvolgere tutte le creature del pianeta. In tal caso, il
discutibile operato di questo manipolo di religiosi della Chiesa
Cattolica Apostolica Romana a mio avviso onorerebbe il sangue versato
sulla croce dall’ebreo Yeshu’a, crocifisso da uomini convinti d’agire
nel nome della giustizia di Dio e di Cesare.
In questi ultimi anni, soprattutto a
causa di dubbie notizie non
verificate e poco sottoposte al vaglio del pensiero critico, la
querelle sorta attorno al Pianeta X ha determinato confusione ed anche,
talvolta, una certa stanchezza presso l’opinione pubblica. Invece le
informazioni rilasciate da questo sedicente membro dell’intelligence
vaticana sembrano essere attendibili. Esse si situano in un contesto
storico-scientifico già presente (quello della ricerca teorica ed
osservativa di uno sconosciuto corpo planetario a lungo periodo e
responsabile delle anomalie orbitali di Urano, Nettuno e della cometa
di Halley), e spiegherebbero per esempio la presenza di una struttura
osservativa di prim’ordine che il Vaticano ha allestito in Arizona
alcuni anni fa (il VATT,
un telescopio di classe mondiale); per non
parlare delle sibilline dichiarazioni pubbliche di dotti ed accademici
religiosi come Malachi
Martin (crf. l’intervista del 1997 all’americano
Art Bell).
L’esistenza del SIV è inoltre coerente con alcune
riflessioni
storiografiche già emerse a partire dagli anni ’90 su un paio di testi
di storia moderna e contemporanea (cfr. i saggi Ratlines,
pag. 26, di
M. Aarons e J. Loftus, Newton Compton Editori, 1993, e L’atlante
delle
spie, pag. 89, di U. Rapetto e R. Di Nunzio, RCS BUR,
2002). Di certo
c’è l’autorevolezza della fonte: Barbato ha potuto verificare con i
propri occhi le credenziali di tale personaggio, che all’epoca operava
effettivamente all’interno della Santa Sede. Nondimeno per deontologia
professionale egli ne protegge l’identità (in gergo giornalistico si
dice che salvaguarda la fonte), rispondendo alla richiesta d’anonimato
rivoltagli dal padre Gesuita, ma soprattutto consapevole degli enormi
rischi al quale il religioso s’è esposto bruciandosi e compromettendo
del materiale classificato ai più alti livelli.
Il lavoro giornalistico-investigativo di
Barbato, quando
minuziosamente esaminato, costituisce un’indubbia garanzia e dovrebbe
da solo catalizzare almeno l’interesse, scevro da pregiudizi
ideologici, degli addetti ai lavori del mondo ufologico ed anche del
giornalismo investigativo. Se Barbato ha atteso ben quattro anni prima
di divulgare il “Jesuit Footage” e le informazioni ad esso inerenti, lo
si deve all’estrema prudenza del ricercatore partenopeo, il quale nel
corso di tale periodo ha effettuato tutta una serie di controlli
incrociati e verifiche per capire se questa inquietante storia avesse
un fondamento di verità.
Mi chiedo se l’onestà intellettuale diffusa
presso la stampa italiana ed il mondo intellettuale d’oggi sarà
sufficiente a gettare un’occhiata più seria agli studi
dell’orientalista russo Zecharia Sichin ed al lavoro giornalistico di
Cristoforo Barbato.