< Approfondimenti sul Jesuit Footage classificato Secretum Omega - di Luca Scantamburlo



line_sx2.gifLa copertina del numero 19 della rivista Area 51 (Aprile 2007).

La copertina del numero 19 della rivista Area 51 (Aprile 2007).



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Riproduzione, autorizzata gentilmente da Cristoforo Barbato, di alcuni fotogrammi del "Jesuit Footage" realizzato dalla presunta sonda spaziale Siloe, oltre l'orbita di Nettuno


Riproduzione, autorizzata gentilmente da Cristoforo Barbato, di alcuni fotogrammi del "Jesuit Footage" realizzato dalla presunta sonda spaziale Siloe,
oltre l'orbita di Nettuno. 

Per richiedere la pubblicazione, scrivere a: c.barbato@secretum-omega.com



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Hera, nr.1, gennaio 2000 - Qui sono stati pubblicati le immagini inviate nel 1999 da un anonimo a Adriano Forgione



La copertina del nr. 1 della rivista mensile Hera (Gennaio 2000), nata grazie all'intraprendenza di
Adriano Forgione.. 



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Robert O. Dean, ex Sergente Maggiore dell'Esercito Americano

Robert O. Dean (USA, 1929),
ex Sergente Maggiore dello
U.S. Army e veterano delle guerre di Corea e del Vietnam, oltre che analista d'intelligence presso lo S.H.A.P.E. della N.A.T.O
negli anni '60 del secolo scorso.


Fonte:

beyondzebra.com/bobdean.shtm


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C. Barbato fotografato da Luca Scantamburlo a Casier di Treviso (marzo 2008)

Il freelancer C. Barbato ad un convegno tenuto a
Casier di Treviso (18 Marzo 2006).

Foto di Luca Scantamburlo


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UFO Notiziario, nr.62, aprile-maggio 2006f


La copertina del nr. 62 di
UFO Notiziario
(Aprile-Maggio 2006), dove è stata pubblicata l'intervista al freelancer Cristoforo Barbato.


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APPROFONDIMENTI SUL JESUIT FOOTAGE CLASSIFICATO
SECRETUM OMEGA




LA RIVISTA AREA 51 DEDUCA UN SERVIZIO DI APPROFONDIMENTO AL CASO "SECRETUM OMEGA"


di Luca Scantamburlo



Il numero 19 della rivista Area 51 (Aprile 2007) riporta coraggiosamente un servizio di approfondimento al caso “Secretum Omega”; tale affaire è stato portato all’attenzione del pubblico dal freelance Cristoforo Barbato (Napoli, 1972), ricercatore ufologico ed ex redattore a Roma per alcune gloriose riviste nazionali del campo ufologico (Notiziario UFO, Dossier Alieni, Stargate, ExtraTerrestre e Stargate Magazine). Il servizio in questione è a firma di Stefano Panizza, che l’ha pubblicato on-line precedentemente all’uscita su Area 51, presso il sito www.centrostudifortiani.it

 L’emiliano Stefano Panizza (Parma, 1963) è responsabile delle relazioni esterne del centrostudifortiani.it, socio del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale) e membro del Consiglio Direttivo del “Centro Culturale di Ricerche Esobiologiche Galileo” di Parma.

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PESCARA, 30 APRILE 2005: EMERGE IL CASO “ SECRETUM OMEGA”

  Il servizio di Panizza è a mio avviso rilevante fondamentalmente per due motivi: 1) è animato da una critica costruttiva; 2) si tratta del primo tentativo della carta stampata (escludendo la mia attività e quella di Barbato) di discutere onestamente questo delicato caso emerso il 30 aprile 2005 al Palazzo della Provincia di Pescara, durante un convegno organizzato dalla associazione “Ufobserver”, in cui fu mostrato per la prima volta l’inedito e scottante filmato in possesso di Cristoforo Barbato, giovane freelance partenopeo dal temperamento di un reporter d’assalto d’altri tempi.

  Filmato, va sottolineato, che Barbato non ha ceduto ad alcuno per quanto io ne sappia, seguendo le tassative indicazioni della sua fonte; penso tuttavia che esso potrebbe essere visionato privatamente, in sua presenza, previa richiesta allo stesso freelance, da addetti ai lavori nel campo delle osservazioni spaziali e specializzati nella banda infrarossa dello spettro elettromagnetico. Addetti ai lavori dalle comprovate credenziali, s’intende, e che siano interessati ad aiutare veramente l’opinione pubblica e la ricerca scientifica, perché lontani da maledetti schieramenti ideologici e dai giochi delle baronie universitarie nelle quali si trovano giocoforza a convivere. Comunque ci penserebbe Barbato a valutare titoli e motivazioni. Lo conosco personalmente ed ha dimostrato non solo di assumersi le sue responsabilità, ma soprattutto di non essere uno sprovveduto od un ingenuo. Mi sembra inoltre di ricordare che proprio di questa sua disponibilità Barbato parlò in occasione del convegno Dagli UFO al Pianeta X, avuto luogo sabato 18 marzo 2006 presso la sala conferenze dell’Hotel Casier di Casier (Treviso) conducendo una maratona oratoria incredibile: illustrò e commentò il suo lavoro di ricerca dalle 17.30 del pomeriggio alle 22.30 circa di sera, incollando alle sedie gli esterrefatti presenti.

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I MASS MEDIA SUL “JESUIT FOOTAGE” CLASSIFICATO “SECRETUM OMEGA”  

  L’unica opportunità per il pubblico di visionare il misterioso ed inquietante video resta dunque quella di partecipare ai convegni ai quali Barbato viene invitato come relatore. Se questa scelta del giovane freelance di non rilasciare il video (in un certo senso obbligata dalle circostanze) sembra infelice per una ricerca proficua ed ostacola effettivamente la divulgazione del caso, dall’altra parte restringe il campo delle ipotesi: nessuno può pensare che sia un’azione disonesta orchestrata per fare quattrini abusando della credulità popolare; infatti nessuna operazione commerciale è stata varata in proposito. Ed ormai sono trascorsi quasi due anni dalla sua divulgazione, che in Italia sta procedendo in sordina, complice anche una stampa un po’ disattenta e remissiva in proposito. All’estero invece c’è stata più attenzione al controverso caso (vedi in proposito i miei interventi al programma radiofonico Feet to the Fire di Chicago e le recenti pubblicazioni della rivista australiana Nexus: fra queste segnalo l’intervista al Gesuita italiano realizzata nel 2001 da Barbato, pubblicata dal suddetto magazine in esclusiva mondiale).

 Non mi meraviglia: conferma la mediocre posizione dell’Italia nella classifica dei Paesi con più libertà di informazione (“42esima nell'annuale classifica stilata da Reporters sans frontieres sulla libertà di stampa nel mondo.”, notizia ANSA del 20 ottobre 2005).

  Veniamo ora al sottoscritto. È ormai da quasi un anno che mi sto occupando, attraverso le mie inchieste giornalistiche e la mia attività di divulgazione, delle controverse e difficili ricerche del freelance Barbato e della vexata quaestio del Pianeta X, che è il contesto all’interno del quale s’inserisce il “Secretum Omega”. Ai più forse questo sfugge: c’era già prima del caso “Secretum Omega” un contesto storico-scientifico attraversato da ricerche, dibattiti e divergenze di opinione scientifica (anche la scienza è doxa, non episteme) in merito all’esistenza di un ulteriore massiccio membro del Sistema Solare, noto in antichità ed apparentemente ancora sconosciuto all’astronomia moderna. Ho battezzato inoltre con l’espressione “Jesuit Footage” il video in possesso di Barbato: si tratta di un filmato contenente alcune riprese eseguite dalla presunta sonda spaziale Siloe, inviata all’inizio degli anni ’90 oltre l’orbita di Nettuno per monitorare l’avvicinarsi al Sole del fantomatico Pianeta X (il Nibiru adorato dagli antichi Sumeri). La fonte del filmato, infatti, è un insider della Santa Sede appartenente all’Ordine dei Gesuiti: questa è l’unica certezza che abbiamo, grazie alle scrupolose verifiche di Cristoforo Barbato (la verifica delle credenziali di questo insider è stata eseguita da Barbato ma egli, rispettando la deontologia, protegge la sua fonte che, non dimentichiamoci, ha messo a repentaglio la sua vita contattando Barbato e rilasciando il documento video).

 Sulla natura di questa segreta missione spaziale e sulla ufficiosa agenzia d’intelligence che l’avrebbe approntata (il Servizio Informazioni del Vaticano, il cui acronimo sarebbe S.I.V.), rimando ai miei precedenti scritti e a quelli di Barbato, disponibili presso il suo sito Web (www.secretum-omega.com).

  Va da sé che essi sono una lettura propedeutica al presente articolo. In questo mio pezzo mi propongo di cogliere nel servizio di Panizza gli aspetti che ho giudicato più salienti e di controbattere ai legittimi dubbi da egli sollevati. È proprio dal confronto, dalla critica e dal guardare vicende e testimonianze da prospettive diverse, che la ricerca giornalistica (e non solo) può evolversi ed approdare a qualche certezza ed a qualche punto condiviso. Gli aspetti del “Jesuit Footage” classificato “Secretum Omega” sono molteplici: storici, religiosi, scientifici, politici, epistemologici, d’intelligence soprattutto… Una riflessione sullo sfondo di pensiero che ci anima, sul modo in cui cerchiamo le connessioni fra i vari aspetti della realtà, è fondamentale: le nostre visioni del sapere risentono degli occhiali teorici che indossiamo e delle prospettive che adottiamo. Il mondo che descriviamo è ciò che noi percepiamo, come diceva il filosofo francese Merleau-Ponty. Se rigettiamo a priori testimonianze, fatti, informative pubbliche,  documenti ed azioni che non si adattano ai nostri schemi mentali, siamo noi ad avere una visione distorta di quello che è il mondo: una veste magmatica in continua trasformazione del quale afferriamo talvolta lembi di verità. 


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IL VIDEOTAPE DEL “JESUIT FOOTAGE": BARBATO LO RICEVETTE PER POSTA NELL’ANNO 2000

  Innanzi tutto va dato il giusto merito a Panizza per aver corretto un’inesattezza da me riportata più volte negli ultimi mesi: il videotape inviato per posta a Cristoforo Barbato fu da questi ricevuto nell’anno 2000 e non, come da me riferito, nel 2001. Il mio errore, compiuto in buona fede, nasce dal fatto che dal comunicato stampa diffuso da Barbato nel 2005 non era immediatamente chiaro il momento esatto dell’invio del pacco postale all’interno della cronologia di scambi epistolari fra Cristoforo Barbato e la “gola profonda” del Vaticano che lo contattò. So che Barbato è stato consultato recentemente da Panizza a proposito dell’esatto anno in cui ricevette il videotape. Io, del resto, sbagliai a non approfondire la questione in occasione dell’intervista che l’ufologo di Napoli gentilmente mi concesse e che la rivista UFO Notiziario pubblicò un anno fa (aprile 2006, nr.62). Ma non cambia di molto la cronologia dei fatti ed ai fini della comprensione del caso “Secretum Omega” è quasi irrilevante: una cosa buona soltanto per alimentare sterili polemiche o per storiografi delle generazioni future.

  Resta invece esatto quanto da me riportato in merito ai due incontri di Barbato con il Gesuita italiano: essi avvennero in un luogo aperto al pubblico della Capitale, nell’anno 2001. È un atto di fede credervi? Se non avessi avuto modo in questi anni di verificare personalmente la professionalità e l’onestà intellettuale di Cristoforo Barbato, probabilmente non farei molto affidamento su questa testimonianza (cha ha comunque un suo valore), e mi concentrerei di più sul resto. Resta comunque il fatto che Barbato ha fornito all’opinione pubblica un controverso caso che poggia su del materiale reale, tangibile, ed inscritto in uno scenario geopolitico e d’intelligence che è indagabile ed intelligibile, seppur a fatica. Poi egli, molto prudentemente, da alcuni anni sta conducendo da vero studioso un lungo lavoro di ricerca in proposito, proposto gradualmente all’opinione pubblica: un percorso di ricerca partito proprio, per sua stessa ammissione, dal suo iniziale scetticismo. Questo va doverosamente evidenziato.


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LE IMMAGINI DIFFUSE DA FORGIONE NEGLI ANNI 1999-2000

  Torniamo ora all’articolista Stefano Panizza: un altro suo merito è, a mio avviso, aver sottolineato in chiusura del suo pezzo (pag. 31, Area 51 nr.19) una riflessione notevole su cui sinora non mi sono soffermato abbastanza:

 
  “[…] quale misterioso legame esiste fra le fotografie di Forgione, la lettera di Pattera e il filmato di Barbato, distanti fra loro nel tempo, nello spazio e, forse, diversi nella fonte di provenienza, ma aventi tutti come comune denominatore la sonda Siloe…”

 
  Panizza si riferisce ad alcune straordinarie immagini di uno sconosciuto pianeta dalla densa atmosfera, pubblicate dapprima dalla rivista Dossier Alieni nr.20 (Settembre-Ottobre 1999), e poi una seconda volta dalla rivista Hera, fondata e diretta da Adriano Forgione (gennaio 2000, nr.1). Immagini già all’epoca attribuite, dalle redazioni delle suddette riviste, alla presunta sonda spaziale denominata “Siloe”. La fonte anonima delle immagini di allora che contattò il divulgatore Adriano Forgione, va detto, non è la stessa che contattò poi successivamente Cristoforo Barbato. Di questo siamo quasi certi, in quanto lo stesso Gesuita, interpellato da Barbato in merito al materiale ricevuto nel 1999 da Forgione, giudicò le immagini di primo acchito attendibili anche se egli ne ignorava la provenienza (vedi in proposito l’intervista a C. Barbato, UFO Notiziario nr.62, aprile 2006).

   Cominciamo adesso a fare alcune doverose precisazioni: al termine del servizio di Panizza la redazione di Area 51 dà alcune indicazioni ai lettori: rimanda giustamente al sito di Cristoforo Barbato, specificando: “Le immagini scattate dalla sonda Siloe sono consultabili presso il sito di Cristoforo Barbato”. In realtà l’informazione data dalla rivista è fuorviante: presso il suo sito sono consultabili alcuni frames del cosiddetto “Jesuit Footage”, cioè del filmato mostrante un planetoide dalla densa atmosfera ripreso nello Spazio profondo, oltre Nettuno e Plutone. Non si tratta dunque di immagini “scattate”, ma di fotogrammi estratti da un montaggio video di presunte riprese spaziali. Le immagini pubblicate a pag. 30 del suddetto servizio, invece, sono quasi certamente le originali immagini (ricavate da esse attraverso un ridimensionamento) pubblicate da Forgione nel 1999 e nel 2000. In questo caso la didascalia di Area 51 è corretta: “[…] le due immagini pubblicate da Adriano Forgione sul primo numero di Hera”. Del resto, il Direttore artistico di Area 51 è Alberto Forgione, fratello di Adriano Forgione.

  Da cosa lo si evince? Dalla qualità fotografica del planetoide, identico nella forma e nei particolari, anche se quelle pubblicate precedentemente (7-8 anni prima) sembrano più ricche di dettagli e sfumature. Basta procurarsi Hera nr.1 per rendersi conto che forse non sono semplici immagini in bianco e nero. Sembra che ci sia più informazione dei semplici toni di grigio. Sulla rivista Area 51 invece mi pare che le due immagini siano in toni di grigio, ma si tratta delle stesse, anche se lievemente deformate dall’adattamento in cornice d’immagine.



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I FRAMES DEL “JESUIT FOOTAGE” E LE IMMAGINI DIFFUSE DA FORGIONE: RITRAGGONO IL MEDESIMO CORPO CELESTE E PROVENGONO DALLA MEDESIMA SONDA SPAZIALE?

  I frames del “Jesuit Footage” diffusi da Barbato sono invece in bianco e nero e ritraggono diverse porzioni del planetoide rispetto alle due immagini uscite precedentemente. Infatti in bianco e nero è lo stesso filmato, probabilmente il risultato di una ripresa effettuata dalla sonda Siloe con una sofisticata apparecchiatura all’infrarosso, od una combinazione infrarosso/visibile. Fra le due fonti anonime (quella di Forgione e quella di Barbato) mi sento di attribuire più credibilità alla seconda, visto che Forgione non ha più perorato la causa della sua fonte (che si sarebbe rivelata “inaffidabile”, secondo quanto Forgione stesso avrebbe affermato al convegno di Nexus organizzato ad Abano Terme (Padova), nei giorni 26-27 ottobre 2002[1]); Cristoforo Barbato, invece, è riuscito con mestiere e destrezza ad incontrare faccia a faccia la sua, di fonte, ed a dargli pure un nome (ch’egli sta celando facendo valere il suo dovere/diritto del segreto professionale). Questo passaggio è cruciale per cercare di comprendere il caso “Secretum Omega” e costituisce, nella mia opinione, il perno attorno al quale organizzare un lavoro di indagine e ricerca. Poi, il materiale delle due fonti anonime può essere autentico in entrambi i casi. Ma resta il fatto che associo con più sicurezza la sonda Siloe al filmato di Barbato piuttosto che alle immagini di Forgione: anche perché se le due immagini pubblicate nel 1999 e nel 2000 provenissero dalla sonda Siloe, il Gesuita italiano l’avrebbe saputo in qualche modo, avendo egli agito sì come “scheggia impazzita”, ma appoggiato da una sorta di quinta colonna in seno al S.I.V., il Servizio Informazioni del Vaticano. Se, come è emerso nell’intervista di Barbato (aprile 2006, UFO Notiziario) lo stesso Gesuita non conosceva la provenienza delle immagini diffuse da Forgione, è chiaro che probabilmente se di materiale autentico si tratta, esso proviene da una diversa sonda spaziale in missione segreta. Anche perché proprio Adriano Forgione, ricordando il suo incontro a Roma nel 1999 con l’ex Sergente Maggiore Robert Dean dello US Army, affermò quanto segue in occasione del convegno sopra citato che:

 

  “[…] Robert Dean… aveva lavorato alla NATO… mi aveva detto che si vociferava il ritorno [di Nibiru, L.S.] nel 2003 (eravano nel’99)…e la NASA aveva realizzato anche due fotografie che poi sono state immediatamente tolte da internet.”[2]


  Pare che Forgione, stando alle parole che avrebbe affermato in occasione del suo intervento ad Abano Terme, abbia ritenuto inaffidabile la sua fonte anonima perché egli tentò invano di ricontattarla, ma essa sparì nel nulla. Inoltre, sempre secondo Forgione, essa non si fece mai “riconoscere”, nemmeno con lui. Poco è stato poi detto sulle modalità ed il tempo dei loro contatti. Una certa differenza rispetto al paziente ed indefesso lavoro di Barbato, facilitato però dal fatto che il Gesuita della Santa Sede (membro del S.I.V.) accettò infine di farsi riconoscere, anche se solo di fronte a Barbato. Forgione, probabilmente, per dare un giudizio sulla sua vicenda avrebbe dovuto lavorare di più sul materiale fornitogli, cercando nel contesto della comunità scientifica eventuali incongruenze, tracce ed indizi rispetto ad essa. Può anche darsi che egli abbia desistito dalla delicata ricerca per motivi personali, che non ci è dato conoscere.

 Il fatto che nel 2003 nessun massiccio corpo celeste anomalo, orbitante come una cometa,  sia stato avvistato ad occhio nudo o discusso pubblicamente dalla comunità scientifica, non significa che la testimonianza di Robert Dean sia da rigettare in toto. La disinformazione spesso inganna anche i più navigati addetti ai lavori ed ex militari, seppur in buona fede. Proprio in merito a Robert Dean mi esprimo nel mio recente servizio intitolato “L’intelligence ed il contatto”, uscito sul numero 68 di UFO Notiziario (aprile-maggio 2007), al quale rimando per ulteriori approfondimenti sulla figura del sottufficiale americano.

 Tornerò presto a parlare di Forgione e delle sue immagini, magari sulle pagine di UFO Notiziario, argomentando la mia convinzione che in realtà ci troviamo di fronte al materiale proveniente da più sonde interplanetarie: fra queste vi è anche la probabile sonda Siloe inviata dal Vaticano. Come è logico aspettarsi, nei confronti di questo corpo celeste anomalo in avvicinamento al Sole, insieme all’interessamento del Vaticano ci sarebbe stato quello delle due massime potenze della Terra (Unione Sovietica e Stati Uniti) e delle loro rispettive agenzie spaziali, civili e militari, all’interno di operazioni classificate ai massimi livelli.

  Ora torniamo al servizio di Panizza uscito su Area 51.


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LE MIE OSSERVAZIONI AI DUBBI ESPRESSI DA PANIZZA

(cfr. Area 51, nr.19, pagg. 30-31)

  1) Primo dubbio: riguardo al tremolio della presunta atmosfera del planetoide, proprio un laureando in astronomia (su cui mantengo il riserbo) mi ha fatto osservare che è un possibile indice di attendibilità, come giustamente sottolinea Panizza. Certamente la sonda avrà realizzato un vasto materiale video (foto e riprese), ma esso è, non dimentichiamocelo, classificato. Il "Jesuit Footage" è un montaggio video, non certo l'intera documentazione insieme alle cartelle della missione. Ma averlo costituisce un indubbio vantaggio rispetto alle sole indiscrezioni. Che cosa si pretende di più da un insider di una struttura dei Servizi che ha agito senza un ordine ufficiale? Già accettando d’incontrare Barbato (la conditio sine qua non imposta dal freelance di Napoli per proseguire i contatti ) il Gesuita si è bruciato, esponendo se stesso e la Santa Sede a possibili venti di tempesta. E chissà quale prezzo ha pagato in prima persona per dare all’opinione pubblica un segno tangibile della delicatissima questione che ci riguarderebbe tutti, nessuno escluso. Ma non si creda che la sua azione non sia stata seguita da certi ambienti laici e da singoli individui in possesso d’informazioni non di pubblico dominio: fra costoro, ci sarà certamente più di qualcuno lacerato intimamente dalla cosiddetta morale di Antigone, così come lo sono le “schegge impazzite” del SIV, spinte presumo dalla voce della loro coscienza e dal sincero desiderio di preparare la gente ad eventi di portata mondiale. Mi auguro che il gesto del Gesuita e di coloro che l’hanno spalleggiato faccia capire che l'autorevolezza diplomatico-politica e la ricchezza delle conoscenze del Vaticano possono davvero essere messe al servizio dell’umanità, se lo si vuole, a prescindere dal credo religioso, ideologico e dall’appartenenza etnica. Su questo punto bene ha scritto Panizza in chiusura del suo pezzo: se tutto vero “[….] siamo di fronte ad un atto di profonda onestà intellettuale, ma anche di terribile pericolo”.

  Ci tengo inoltre a ricordare l’opera di Karol Wojtyla il quale, durante il suo pontificato, fu uno strenuo oppositore di ogni totalitarismo (di destra e di sinistra), chiedendo inoltre perdono per i numerosi errori e massacri compiuti dalla Chiesa nei secoli passati. Quanto affermato dal Gesuita italiano davanti a Barbato in una confessione drammatica vis-à-vis è difficile da digerire: soprattutto quando la gola profonda dice che Giovanni Paolo II fu un tenace difensore dell'ufficioso "programma di informazione" sulla realtà extraterrestre varato da certi ambienti Vaticani.  Sorprende e forse fa sorridere, ma non più di tanto chi ricorda le sibilline affermazioni dell'ex sottufficiale americano Robert Dean fatte a Montesilvano nel 2001 in un'intervista televisiva realizzata da TeleMax (vedi il mio servizio su UFO Notiziario, nr.68). Mi auguro che queste fughe di notizie, provenienti da un'istituzione millenaria, diano il la per un disclosure anche ad altri Stati. La recente iniziativa del GEIPAN francese fa ben sperare.

  2) Secondo dubbio: il filmato è una copia di materiale classificato e non è vero che la qualità è pessima. Panizza non conosce probabilmente le dimensioni del file risultato del riversamento in digitale: si tratta di un file di più di 80 MegaBytes (MB), il prodotto di un riversamento digitale di un video VHS che dura poco più di due minuti. I frames che compongono il video sono alcune migliaia. Non mi sembra che questi dati possano giustificare l’affermazione “la qualità è pessima”. Certo, rispetto al videotape  fornito dall’insider del Vaticano la qualità video è inferiore, come lo stesso Barbato ha ammesso con me. Ma questo dipende dal fatto che è necessaria un’attrezzatura professionale per avere una copia fedele, su supporto digitale, del contenuto del nastro magnetico. Attrezzatura che Barbato non possiede. Io non ho avuto la fortuna di vedere il videotape ma conosco molto bene il suo riversamento avendolo visionato diverse volte: la prima volta, sia pubblicamente sia in privato con Barbato, fu a Santa Maria Maddalena (RO). All’epoca ne rimasi sconcertato, soprattutto per il lavoro di presentazione del video, indispensabile per capire la portata della questione, che va al di là dello stesso filmato. Filmato sulla cui veridicità nemmeno Barbato metterebbe la mano sul fuoco, ma soltanto perché la cosa non ha ricevuto alcuna conferma ufficiale da parte di qualche istituzione o Governo, e perché non sono sinora emersi clamorosi elementi o autorevoli testimonianze che possano corroborarlo.

  Affermo tuttavia con convinzione che non si può trattare di materiale frutto di uno scherzo da ragazzi. È vero che viviamo nell’epoca del “finzionabile” dove il confine fra il falso ed il vero è continuamente in discussione, ma la presentazione con delle diciture di classificazione da addetti ai lavori, l’oggetto volante che appare e scompare in prossimità del planetoide e soprattutto la fonte del filmato (un Gesuita della Santa Sede operante presso Città del Vaticano), non mi pare possano giustificare un tale ipotesi. E non è vero, come dice Panizza, che il materiale non è analizzabile. Vorrei sapere quante persone hanno colto l’opportunità, per vedere il filmato, offerta dai convegni ai quali è stato invitato Barbato (tutti rigorosamente ad ingresso gratuito per l’impegno dei diversi organizzatori: l’Ufobserver, l’USAC, il sottoscritto, il CUN, ecc…). Un’occasione anche per interloquire direttamente con il freelance italiano e constatare la sua serietà.

 E quante persone si sono preoccupate di prendere in esame i frames diffusi pubblicamente da Barbato? Qualcosa, su cui lavorare, c’è già. E molto, per il futuro, dipende dalla correttezza e sensibilità del pubblico e della stampa, sia nazionale sia estera.

 

3) Terzo dubbio: la dicitura anglosassone COSMIC TOP SECRET, presente all’inizio del “Jesuit Footage”, fa parte della classificazione in uso presso la NATO, ed è la più alta; Panizza si meraviglia che sia presente in un materiale video proveniente da una presunta agenzia d’intelligence della Santa Sede; la cosa, rispondo io, non deve sorprendere in quanto i Servizi segreti del mondo spesso collaborano e si scambiano informative, quando i rispettivi Governi sono in buoni rapporti e quando c’è una minaccia comune (vedi il recente e controverso caso del rapimento ad opera della CIA di un estremista islamico operante in Italia, sospettato di essere al centro del terrorismo internazionale).

 Ma c’è un punto su cui bisogna riflettere attentamente: il Gesuita italiano, in occasione dell’intervista concessa a Barbato nell’anno 2001, si è così espresso a riguardo della sonda spaziale Siloe e dei dati da essa trasmessi: 

<<[….]I dati furono ricevuti in Alaska nel mese di ottobre del 1995. Qui cominciarono i miei problemi. Scoprii che non dovevo decrittare io i dati provenienti da quella sessione di trasmissione e si creò una situazione pericolosa. Fu allora che il mio referente mi rivelò che all’interno del Vaticano erano conviventi due fazioni che si contendevano la gestione di un tipo di informazioni con un livello di segretezza di gran lunga superiore al TOP SECRET.”>>
(dall’intervista al Gesuita, - © Copyright 2000-2006 Cristoforo Barbato). 

  Ed infatti, nel “Jesuit Footage” non c’è alcun acronimo che riconduca al SIV, perché l’unica sigla che sembra essere l’istituzione di riferimento è l’SVS: una misteriosa sigla che sovrasta, in caratteri leggermente più grandi, tutte le classificazioni relative al video in oggetto e presenti all’inizio del filmato. Dunque, il Gesuita italiano del SIV operante alla Santa Sede, e con incarichi puramente tecnici (“i più importanti erano ad esempio ricevere informazioni segretissime provenienti da un radiotelescopio del Vaticano situato in Alaska e girarle ai rispettivi destinatari…”), si era imbattuto in una sessione dati destinata ad altri. Questo non solo spiegherebbe le incongruenze ravvisate giustamente da Panizza, ma testimonierebbe i sotterranei conflitti interni che stanno scuotendo il Vaticano e dei quali l’opinione pubblica può solo immaginare le drammatiche motivazioni, connesse alla sopravvivenza della nostra civiltà per come la conosciamo oggi. Le prese di posizione, anticlericali e figlie di ideologie totalitarie, non servono per comprendere i termini di questa intricata questione ma anzi, non fanno altro che deformare e strumentalizzare la cosa. L’SVS, qualunque cosa sia, è una realtà che forse  trascende lo stesso Vaticano e che pare abbia coinvolto da alcuni anni alcuni membri delle sue alte sfere, destando la preoccupazione di coloro i quali sono ancorati con il corpo e lo spirito al messaggio cristico (mi riferisco ai membri del Vaticano in possesso “dell’autorizzazione alla supervisione denominata ‘Secretum Omega’, che è la più alta categoria di classificazione di segretezza in Vaticano equivalente al 'Cosmic Top Secret' della Nato”, ibidem.)

  Barbato finora non ha fornito alcuna indicazione sulla natura dell’SVS, ma ciò sembra dovuto ad una prudente scelta personale più che ad una sua ignoranza in proposito. Non gli si può dare torto vista la tiepida accoglienza dei mass media. Ricordo comunque a tutti che per anni l’esistenza della loggia segreta italiana denominata P2 (“Propaganda 2”) fu gelosamente custodita dai suoi membri, finché un’inchiesta giudiziaria non la portò alla luce del sole e ne decretò lo scioglimento, ai primi anni ’80 (Governo Spadolini). Non meravigliamoci se una presunta struttura segreta come l’SVS, e dall’apparente carattere transnazionale, sia stata capace di restare nell’ombra fino ad adesso.  

 

4) Quarto dubbio: Panizza è scettico sul fatto che la sonda Siloe inviata dal Vaticano sia stata costruita presso l’Area 51. Egli ha l’impressione che si voglia “inserire nel contesto un tassello che fa parte del folklore misterioso”. Certamente l’Area 51 è circondata dal folklore misterioso ma essa è un luogo fisico reale, dalla latitudine e longitudine ben note. È stata fotografata più volte dai satelliti sovietici ed americani, e negli ultimi anni si è notevolmente ingrandita. Vedi in proposito le foto satellitari presenti al sito della FAS, la Federazione degli Scienziati Americani, (The Federation of American Scientists), nata nel 1945 ad opera di alcuni scienziati del progetto Manhattan che da allora hanno voluto adoperarsi per il progresso dell’umanità, divulgando all’opinione pubblica la loro conoscenza ed esperienza.

(http://www.fas.org/irp/overhead/groom.htm).

 Inoltre l’Area 51 è una base segreta rispetto alla quale, recentemente, l’USAF (l’Aeronautica Militare Americana) ha negato per iscritto ad History Channel la richiesta ufficiale per un’intervista ad un suo portavoce. La motivazione? Le operazioni che vi sono condotte sono “classified”: classificate. Essa esiste dagli anni’50 del secolo scorso ed è conosciuta con diverse espressioni: Dreamland, Watertown Strip, Paradise Ranch, The Farm, The Box, Groom Lake. Si trova negli Stati Uniti d’America, presso Lincoln Couny in Nevada, ed è la sezione di una terra di circa 60 miglia quadrate e fa parte del Nellis Air Force Range. Essa è stata anche al centro, anni fa, di una causa legale (depositata presso la U.S. District Court in Las Vegas) intrapresa contro il Governo americano dalle vedove di alcuni tecnici che lì vi avevano operato rimanendo misteriosamente intossicati. Un’intossicazione che, sembrerebbe, sia stata la causa della loro morte. Non c’è niente di folkloristico in una causa legale e nella misteriosa morte di alcune persone che operavano in un’installazione militare segretissima.

 

5) Quinto dubbio: Panizza è scettico sulla reale esistenza di un velivolo di classe Aurora, un presunto aerospazioplano, ed usato come vettore per la segreta messa in orbita, ai primi anni ’90, della sonda Siloe, che disporrebbe di “un motore ad impulsi elettromagnetici” (UFO Not., Secretum Omega, nr.62).

  Commento il dubbio di Panizza facendo delle personali osservazioni su un celebre caso di cronaca internazionale: la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti dell’hacker britannico Gary McKinnon insegna che la tecnologia alternativa alla combustione (chiamata in ambito new age con l’espressione free energy) è considerata una questione di massima sicurezza nazionale, insieme agli avvistamenti di UFOs nello Spazio, chiamati "Fastwalkers" nel gergo del NORAD. McKinnon ha commesso un reato e va processato. Questo è giusto, tenendo presente le sue motivazioni ed intenzioni, però (cercava, stando alla sua testimonianza, prove sugli UFOs e sulla tecnologia soppressa). Egli si è assunto con grande dignità e tranquillità le sue responsabilità ma le accuse formulate, che parlano di ingenti danni ai sistemi informatici della NASA e della Difesa americana, sono ancora tutte da provare e sono secondo me delle pretestuose accuse per distogliere l’attenzione dei media e del pubblico da quanto McKinnon avrebbe scoperto bucando illegalmente le reti informatiche della NASA: immagini classificate (processate e non informaticamente) di misteriosi oggetti in orbita attorno alla Terra, ascrivibili alla categoria dei fenomeni aerospaziali non identificati.

  Riguardo ai tempi della presunta sonda spaziale Siloe, ed alle ricerche sulla propulsione a magnetoplasma, invito Panizza a (ri)leggersi il mio articolo “Indirette conferme del Secretum Omega” uscito su UFO Notiziario nr. 64, contenuto in un box giallo alle pagg.42-43.

 

6) Sesto dubbio: Il Gesuita italiano non ha mai affermato che l’anomalo corpo celeste in questione sarebbe stato visibile a partire dal 2004, come sostiene Panizza. Cito testualmente dal mio servizio “Secretum Omega” in cui c’è l’intervista rilasciatami da Cristoforo Barbato nella primavera 2006: 

<<Barbato:  […] Quello che mi ha ribadito [Barbato si sta riferendo al Gesuita, gola profonda del Vaticano] è che il S.I.V., in collaborazione con la Lockheed Martin, inviò quella sonda che realizzò le immagini di un corpo celeste molto grande che nel giro di tre anni al massimo, a partire dal 2001, avrebbe fatto “sentire” la sua presenza all’interno del sistema solare>>.
(UFO Not., nr.62, pag.40)

 
  Domanda: siamo sotto l’effetto di Global Warming o no? Ed insieme alla Terra, non sono forse state identificate diverse anomalie nelle atmosfere dei pianeti del Sistema Solare? Si tenga presente che le informazioni ricevute da Barbato risalgono agli anni 2000-2001. Il mensile Newton, nel Febbraio 2007, così titolava negli strilli di copertina: “Effetto Serra. Sorpresa: si sta riscaldando l’intero sistema solare.” Sulla possibile causa di questa “serra interplanetaria”, anche in riferimento alle legittime obiezioni sollevate da Panizza, consiglio la lettura del mio articolo intitolato 

Anomalie nel sistema solare: la smoking gun del Pianeta X? 

che presto uscirà sul sito di Cristoforo Barbato (www.secretum-omega.com).

 

7) Settimo dubbio: Panizza propone l’ipotesi che il Gesuita avrebbe cercato di dare maggiore credibilità alle proprie affermazioni parlando degli Stati Uniti e dei loro presunti contatti con gli alieni. Io invece ribatto invitando a riflettere sulle motivazioni che avrebbero spinto alcuni membri del S.I.V. a cercare un contatto affidabile presso i media per rivelare una verità scomoda ma cruciale per l’umanità. È detto chiaramente sia nell’intervista al Gesuita (2001), sia nella parole di Barbato pubblicate l’anno scorso su UFO Notiziario nr.62.

  Sulle informazioni rilasciate dal Gesuita in merito ad un presunto incontro avvenuto negli Stati Uniti fra una delegazione aliena ed il Presidente Eisenhower, invito a contestualizzare il tutto: è da decenni che si vocifera del coinvolgimento in tale incontro (che sarebbe avvenuto alla base californiana di Muroc nel 1954) dell’allora Vescovo di Los Angeles James Francis McIntyre, chiamato all’epoca per dare un sostegno morale e spirituale al Presidente. In proposito, si legga quanto ha scritto Roberto Pinotti nel suo saggio intitolato UFO Top Secret, Bompiani, 1995, pagg. 174-175. E di tale presunto e segreto incontro a Muroc Air Field fra istituzioni terrestri ed alieni, parlava già il celebre Peter Kolosimo nel suo Ombre sulle stelle (SugarCo Edizioni, Milano, 1974, pag.235), anche se egli si riferiva al 1951, una data comunque sbagliata perché all’epoca Eisenhower non era ancora Presidente.

  È davvero sconcertante che un membro di un Ordine come quello dei Gesuiti confermi il tutto aggiungendo particolari inediti. Il valore della sua testimonianza, semmai, viene accresciuto e non diminuito a mio parere; egli proviene da ambienti che in passato ne sarebbero stati loro malgrado protagonisti: elencando date precise, nomi e raccontando fatti circostanziati di quel tempo, si fa un po’ di ordine in merito ad un controverso caso di cronaca del quale fu protagonista il Presidente D. Eisenhower: la sua improvvisa assenza notturna in un giorno del febbraio 1954, e che ufficialmente si spiegò con un’urgente visita dal dentista. Trovo che la voce dell’ insider operante ai massimi livelli dell’intelligence della Santa Sede faccia luce e non getti ombre sulla faccenda. Rimando al sito di Cristoforo Barbato per ulteriori informazioni sul presunto atterraggio a Muroc (oggi base di Edwards).

  Chiudo questo mio servizio di approfondimento ringraziando Stefano Panizza per essersi confrontato onestamente sulle pagine della carta stampata con il controverso caso “Secretum Omega”. Invito il lettore, chiunque ella o egli sia, a documentarsi e a non fidarsi di interpretazioni ed opinioni di alcuno (comprese le mie), se non supportate dal ragionamento e da un meticoloso lavoro di ricerca bibliografica e da archivista d’emeroteca, esteso in tutte le direzioni. Non è vero che le informazioni scottanti sono sempre celate all’opinione pubblica. È la gente che deve fare lo sforzo di confrontarsi autonomamente con le ricerche di frontiera e di nicchia. Gli strumenti (i convegni, le biblioteche, le edicole e la Rete) sono a disposizione di tutti. Questo significa essere cittadini responsabili.

  Basta solo volerlo.

© Luca Scantamburlo
15 aprile 2007


[1] Vedi in proposito la trascrizione dell’intervento di Adriano Forgione riportata presso il sito www.thexplan.net/XPLAN.htm

[2] Ibidem.




Aggiornamento di impaginazione dello scritto e delle immagini: 11 Agosto 2007.


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