Un misterioso triangolo nero emerge dall'atmosfera terrestre? Di cosa si tratta? Questa
immagine è la scansione della foto ufficiale NASA catalogata
STS61C-31-002, scattata il 12 gennaio 1986 dall'equipaggio dello Space
Shuttle Columbia.
Cortesia NASA
L'immagine spedita dal Gesuita del SIV al freelancer Cristoforo Barbato.
Cortesia C. Barbato
.
Photo Credit: NASA
Il lancio dello
Space Shuttle Columbia:
anno 2003, missione STS-107.
Sarà l'ultima missione per il Columbia:
la navetta si disintegrerà al rientro
nell'atmosfera a causa di un incidente.
Particolare della struttura dello Space Shuttle che mostra le mattonelle isolanti che fanno da scudo termico durante il rientro in atrmosfera.
Cortesia NASA
L'equipaggio della missione STS-61C, Space Shuttle Columbia, 12-23 gennaio 1986. Il dr. Bolden è l'astronauta afroamericano, il primo seduto sulla sinistra, accanto al modellino della navetta spaziale.
Cortesia NASA
In questa foto scattata durante la missione STS-61C (gennaio
1986) vediamo il pilota Charles F. Bolden Jr. ai comandi dello Space
Shuttle Columbia. Il dr. Bolden - ex Generale del Corpo dei Marine - è diventato nel luglio 2009 l'Amminstratore della NASA.
SECRETUM OMEGA: AUTENTICA LA FOTO SPEDITA DAL GESUITA
La scansione della foto scattata dallo Space Shuttle – ed inviata anni
fa dal Gesuita del SIV a Cristoforo Barbato – è autentica. Ma risale al
1986: alla missione STS-61C
di
Luca Scantamburlo
Torno a parlare del caso Secretum Omega perché ho qualcosa
di significativo da comunicare e commentare. Scrivo nel mio saggio The
American Armageddon che – fra il materiale spedito a Cristoforo Barbato
dal Gesuita del SIV della Santa Sede – c'è anche l'immagine di un
presunto spazioplano di classe Aurora, un segretissimo velivolo
ipersonico dell'Aeronautica Militare statunitense capace di uscire
dall'atmosfera terrestre. Proprio grazie ad un tale velivolo – ed alla
collaborazione della industria aerospaziale Lockheed Martin - sarebbe
stata messa in orbita, all'inizio degli anni' 90, la sonda spaziale
denominata “Siloe”, destinata ad avventurarsi nello Spazio profondo per
monitorare l'avvicinarsi di Nibiru al Sole. Questo secondo
la testimonianza del Gesuita raccolta anni addietro da Cristoforo
Barbato, freelancer e ricercatore indipendente partenopeo attivo
soprattutto in campo ufologico e dell'esplorazione spaziale segreta e
militare, ma non solo (il suo nome non sfigurerebbe di certo in uno
degli elenchi dell'Albo dei Giornalisti, visto il suo pregresso lavoro;
purtroppo giornalista non lo si può definire secondo la Legge italiana,
in quanto non è iscritto e non lo è mai stato; ma a mio avviso ha
sempre dimostrato nei suoi articoli rispetto per la deontologia).
Rifacendomi ad una delle didascalie della lunga intervista concessami
più di tre anni fa da C. Barbato per il bimestrale UFO Notiziario
– appresi che la foto sarebbe stata realizzata nel dicembre 2002
attraverso l'oblò di uno Space Shuttle in missione segreta (vedi pagina
102, capitolo IV: “Il Vaticano indaga in misteri dello Spazio
profondo?”).
Ma leggiamo insieme la didascalia che accompagnava il mio
scritto di allora, pubblicato sul bimestrale italiano diretto da
Roberto Pinotti:
<<
[...] foto del presunto velivolo Aurora, stando a quanto appreso dalla
fonte sarebbe stata realizzata il 31/12/02 dall'oblò di uno Shuttle in
missione. Dall'archivio NASA risulta che l'ultima missione
ufficiale effettuata nel 2002 è avvenuta tra il 23/11 e il 7/12 con lo
Shuttle Endeavour. Alla luce delle rivelazioni di McClelland potrebbe
essere ragionevole supporre che sia stata scattata durante una delle
operazioni segrete NASA/NSA denominate missioni “Classificate”.>>
tratto dalla didascalia di pagina 27 del servizio-intervista intitolato <<Secretum Omega. I Sumeri, il Vaticano e Siloe, una presunta sonda spaziale segreta.>>, di L. Scantamburlo, UFO Notiziario, nr. 62, aprile-maggio 2006.
La didascalia non è firmata. Siccome il testo di essa non è stato
realizzato da me, recentemente ho chiesto delucidazioni a Cristoforo
Barbato, il quale mi ha informato che se ne occupò lui a suo tempo,
inviando alla redazione di UFO Notiziario anche il fotografico usato
per il mio servizio (cosa, quest'ultima, che già sapevo).
Barbato mi ha confermato che non fu il Gesuita ad attribuire date
all'immagine, ma fu una sua deduzione basandosi anche sulla scritta
vergata a mano sulla foto. Purtroppo, poiché la foto gli giunse dopo
l'ultimo faccia faccia che ebbe con l'insider del Vaticano, egli non fu
in grado di chiedere dettagli in merito o chiarirne l'esatta
provenienza. Egli seppe soltanto dalla sua fonte che la foto sarebbe
stata scattata da uno Space Shuttle in orbita. Ebbene, ciò ha
chiarito un aspetto che anche io avevo equivocato, attribuendo la data
proprio ad informazioni ottenute dal Gesuita. La scritta ci ha tratto
in inganno. Io, poi, non approfondii, ma mi rendo conto soltanto adesso
che gli indizi per risalire alla verità sono sempre stati sotto il
nostro naso: la sigla scritta a mano da qualcuno sulla foto (“61c –
31-02”) – ed erroneamente interpretata come una data - era la chiave.
Il fatto che io ammetta candidamente la mia disattenzione – e la svista
altrui - dovrebbe essere da stimolo a tutti i lettori ed ai
cosiddetti ricercatori: alcuni, invece di perdersi in sterili
polemiche, farebbero meglio ad impegnarsi nella divulgazione ed in una
critica costruttiva. Mi spiace che nessuno se ne sia occupato
pubblicamente prima di me. Inoltre, apparentemente nessuno ne ha
parlato o discusso finora sulle riviste o nei social network, e questo
dimostra che non sembra essere molto diffusa una seria volontà di
comprendere. O forse ciò suggerisce che il caso Secretum Omega – con
tutte le sue zone d'ombra - è di una complessità tale e di una tale
mole di dettagli, che scoraggia anche il più volenteroso. Ma se lo
stesso giornalista aerospaziale e sociologo Roberto Pinotti vi ha
dedicato una voce nel suo ultimo saggio uscito per i tipi della
Mondadori (“Alieni. Un incontro annunciato”), ciò dovrebbe far meditare
a lungo anche i più scettici. Non trovate?
LA FOTO SCATTATA DALLO SHUTTLE COLUMBIA: GENNAIO 1986
Veniamo ora alla mia piccola – e fortunosa - scoperta che mette al suo
posto un ulteriore tassello dell'enigmatico e complesso mosaico del
caso Secretum Omega. Navigando in Rete mi sono imbattuto in alcuni
montaggi video di un utente di YouTube chiamato “LunaCognita”, iscritto
dal 9 maggio 2008 (http://www.youtube.com/user/LunaCognita). Fra di
essi vi è il video intitolato <<Aliens in the NASA Archives
- More Stunning NASA UFO Anomalies Captured On Film>>, di circa
10 minuti di durata. Proprio lì – al minuto 2 e 52 secondi - ho trovato
inserita un'immagine che subito mi è parsa familiare. Sono andato a
controllare direttamente la fonte. Si tratta proprio di una
foto ufficiale NASA scattata da uno Space Shuttle in orbita, durante il
gennaio 1986. Negli archivi on-line del Kennedy Space Center della NASA
essa è catalogata “STS61C-31-002”, ed il nome del file è
10062623.jpg. La si può trovare al seguente link:
Fu scattata a bordo dello Shuttle Columbia – ci dice il testo NASA che
la illustra in un altro link. Quando? Dice il 12 gennaio 1986.
Sicuramente fra il 12 ed il 23 gennaio 1986 (giorno del rientro a
terra). Commenta la NASA in proposito:
“Title: Piece of thermal insulation tile floats near the Shuttle Columbia Description: A small piece of thermal insulation tile floats in space near the Shuttle
Columbia. The cloudy surface of the earth is used as a
background.”
SULL'OGGETTO TRIANGOLARE: LA FANTASIOSA SPIEGAZIONE NASA
La spiegazione fornita dai tecnici NASA – cioè che l'oggetto nero
ritratto sarebbe un pezzo di isolante termico che fluttua vicino allo
Shuttle Columbia – è a mio avviso un po' fantasiosa. Basta confrontare
l'oggetto con le mattonelle isolanti che ricoprono lo Shuttle. Da dove
si sarebbe staccato questo materiale isolante? Dallo Shuttle? E poi
basta rendersi conto delle sue dimensioni. Quasi certamente l'oggetto
che si staglia contro il meraviglioso blu del nostro pianeta, è grande
diversi metri, non certo pochi centimetri. E se anche fosse una delle
circa 31 mila mattonelle di silice attaccate alla struttura –
costituenti lo strato protettivo isolante (il Thermal Protection
System, in breve TPS) – e staccatasi dalla navicella americana, ciò
avrebbe comportato seri problemi in fase di rientro del mezzo. Come poi
effettivamente accadde il 1° febbraio 2003 e proprio allo Shuttle
Columbia (missione STS-107), che si disintegrò sopra il Texas e
precipitò in una miriade di pezzi infuocati a causa di un danno al TPS,
procurato giorni prima durante il lancio. La maggior parte
delle mattonelle protettive che rivestono lo Shuttle americano sono
denominate “LI-900 silica tiles”, e sono costituite da una combinazione
di materiali: sono composte soprattutto da sabbia di quarzo molto puro,
resa rigida da altre sostanze. Il distacco di una di esse comporta
gravi rischi in fase di rientro dell'orbiter Shuttle. Invece
l'equipaggio STS-61C del Columbia, nel gennaio 1986, ritornò a terra
sano e salvo. Inoltre esisterebbe un'altra foto – catalogata
STS-61C-31-003 e mostrata nel video di LunaCognita – che ritrae un
analogo nero oggetto triangolare. Dunque o si tratta dello stesso
oggetto, fotografato in tempi diversi e da diverse prospettive, oppure
lo Spazio è pieno di mattonelle isolanti che fluttuano. Dalla foto NASA
si nota tutta la simmetria dell'oggetto, che più che una mattonella
sembra proprio uno spazioplano a delta. Ebbene, la foto
scattata a bordo del Columbia ritrae il medesimo soggetto e panorama di
quello della immagine inviata dal Gesuita, anche se è di pubblico
dominio in formato digitale (convertita in digitale dall'originale
stampa o diapositiva), e di diversa qualità. Considerando le
informazioni dell'indice di pagina, l'immagine NASA è online almeno dal
2 luglio 1994. Lo si evince dal fatto che l'immagine
spedita dal Gesuita del SIV a Barbato, è la scansione di una foto
leggermente rovinata, con tonalità di colore diverse, e presenta a mio
avviso riflessi di luce tipici di una stampa fotografica. Ovviamente
bisognerebbe chiedere ad uno esperto, perché io non lo sono; ma è
indubbio – dai particolari – che si tratta della stessa immagine. Anche
perché questo spiegherebbe la scritta a mano sulla foto, che inizia
proprio con “61C”, la parte finale del nome in codice della
missione Shuttle di allora: STS-61C, mentre 31-02 sono quasi tutti e
cinque i numeri della parte finale del nome della catalogazione
fotografica NASA: “STS61C-31-002”. Per possedere una simile
immagine (con qualità diversa da quella di pubblico dominio), il
Gesuita del SIV deve aver avuto contatti privilegiati, e questo depone
a favore della sua credibilità (ammettendo naturalmente che non abbia
scaricato l'immagine dalla Rete, l'abbia stampata e poi rovinata). In
ogni caso il Gesuita ha fornito un'immagine autentica e coerente con le
sue informazioni. Sul resto dell'interessante materiale (soprattutto il
“Jesuit Footage”, che non è di pubblico dominio) e della sua storia,
ancora non possiamo pronunciarci con certezza.
L'AMMINISTRATORE NASA CHARLES F. BOLDEN CONOSCE LA VERITÀ SUL TRIANGOLO VOLANTE?
Sarebbe molto interessante se fra i giornalisti accreditati che
partecipano alle conferenze stampa della NASA, ce ne fosse uno che si
rivolgesse al nuovo Amministratore dell'Agenzia Spaziale Americana e
chiedesse che cosa fotografò l'equipaggio del Columbia nel gennaio
1986, puntando l'obbiettivo fotografico verso quel triangolo nero che
sembra emergere dall'atmosfera terrestre. Sì, perché
controllando la lista degli astronauti della missione STS-61C, ho
trovato il nome di Charles F. Bolden Jr. (nato il 19 agosto 1946).
Guarda caso oggi il primo afroamericano a dirigere la NASA – dal luglio
2009, grazie alla nomina del Presidente Obama ed alla conferma del
Senato - è proprio Charles F. Bolden Jr., uno dei piloti della missione
Shuttle di allora. Fra l'altro Charles Frank Bolden Jr. è un
alto ufficiale altamente decorato, ex Generale del Corpo dei Marine,
veterano della Guerra del Vietnam come pilota nei cieli del Laos, della
Cambogia e del Sud del Vietnam. Possiede due lauree e prima di arrivare
al vertice della NASA, egli vi aveva già lavorato in passato per 14
anni (da quando fu selezionato nel 1980 come astronauta). Ci sarebbe da
chiedersi come mai la scelta di Amministratore della NASA sia caduta
oggi su un ex astronauta che è anche un ex combattente ed un ufficiale
militare di alto grado molto qualificato. Questa decisione sembra
stranamente sulla stessa lunghezza d'onda di quella presa mesi fa dal
Dipartimento della Difesa (Dod) statunitense, il quale ha imposto
la classificazione di segretezza sui bolidi (e sulle “fireballs” - in
lingua inglese - più in generale). Un ex militare di alto rango guida
la NASA, ed i militari del Pentagono si preoccupano delle fireballs. Ma,
come si sa, le domande scomode non sembrano più la norma nel
giornalismo italiano ed internazionale, o meglio lo sono quando
indirizzate soprattutto agli scandali in cui è coinvolto il nostro
Presidente del Consiglio. Credo vi siano problemi e
tematiche molto più importanti: la tutela dell'ambiente, il
depauperamento delle risorse energetiche, le cause dei cambiamenti
climatici, l'ossessione per la segretezza sulla realtà extraterrestre e
l'esplorazione spaziale segreta, condotta con orbiter e sonde propulse
non convenzionalmente.