FOTO DI UNA SONDA SPAZIALE STATUNITENSE E DI UNA EUROPEA TESTIMONIEREBBERO LA PRESENZA DI STRUTTURE VERDI SULLA SUPERFICIE DEL PIANETA ROSSO
di
Luca
Scantamburlo
Marte, celebre pianeta del Sistema Solare ribattezzato "il
Pianeta Rosso" per via della colorazione rossastra della sua superficie
(dovuta ad ossidi di ferro) è un pianeta roccioso più piccolo della
Terra e dalla tenue atmosfera (circa 7 millibar di pressione e circa
6800 km di diametro). Negli ultimi tempi la sua esplorazione attraverso
sonde automatiche, in attesa della costosa ed ardua impresa spaziale
con equipaggio umano, non finisce di regalare continue sorprese.
Attorno al pianeta chiamato Lahmu dai Sumeri ed intitolato alla
divinità della guerra (Ares per Greci e Marte secondo i latini),
orbitano da alcuni anni alcune sonde spaziali americane della NASA e la
recente sonda spaziale dell'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea): la Mars
Express. Quest'ultima è salita alla ribalta per aver individuato tracce
di formaldeide e metano nell'atmosfera, di origine non vulcanica perché
Marte dal punto di vista vulcanologico è attualmente inattivo. Tali
tracce sono allora probabilmente da ascriversi a possibile attività
batterica, anche coinvolta per esempio in processi di decomposizione
organica (vedi annuncio ANSA del febbraio 2005). La Mars Express ha
tuttavia sbalordito ancor di più la comunità scientifica per aver
individuato acqua nel sottosuolo (attraverso uno speciale radar
realizzato dal team di Giovanni Picardi dell'Università La Sapienza di
Roma, radar chiamato MARSIS, Mars Advanced Radar for Subsurface and
Ionosphere Sounding Instrument).
L'acqua individuata dalla sonda spaziale europea attraverso
la scansione radar da altissima quota, si trova in prossimità del polo
nord marziano ad una profondità di circa un chilometro. Essa è allo
stato solido: sotto forma di ghiaccio, dunque. Non si esclude che
ulteriori scansioni, a profondità maggiori, trovino l'acqua allo stato
liquido (vedi notizia ANSA del 30 novembre 2005).
Ma la
Mars Espress ha anche mappato tridimensionalmente la superficie di
Marte attraverso decine di migliaia di fotografie. Fra queste foto una
è davvero intrigante: essa ritrae da alta quota la medesima porzione di
terreno già fotografata in precedenza dalla sonda spaziale statunitense
Mars Global Surveyor della NASA. Ecco l'immagine americana:
illustrazione 1.
L'immagine statunitense è color
seppia: ma noi sappiamo che Marte è di colore rosso a causa della
presenza di ossidi di ferro sulla sua superficie. E' evidente che
questa foto è stata ottenuta in falsi colori, o processata in un
secondo tempo prima di essere rilasciata al pubblico. Chiediamoci
allora: perché non è stata diffusa l'immagine in colori reali? E che
cosa può essere quella massa scura diffusa a macchie che ricopre Marte
in corrispondenza del cratere Gusev?
Forse un'altra
immagine della medesima zona può aiutarci: ecco un ritaglio di immagine
di una foto della sonda spaziale Mars Express dell'ESA, realizzata il
16 gennaio 2004 da una quota di 320 km con l'HRSC (High Resolution
Stereo Camera), strumento di bordo ad alta risoluzione della Mars
Express: illustrazione 2.
Inequivocabile la presenza
del colore verde. La risoluzione è di 10-12 metri per pixel. I tecnici
dell'ESA che hanno firmato la didascalia d'immagine sostengono che il
colore verde è "an effect of image processing", cioè un effetto dovuto
all'elaborazione dell'immagine. Ma come mai allora il colore della
superficie di Marte è proprio quello che si vedrebbe ad occhio nudo a
quelle latitudini (rosso)? Il colore arancione-rossastro non è stato
toccato dall'elaborazione, che pertanto è stata selettiva. Inoltre il
colore alterato appartiene alla massa scura ritratta dalla
fotocamera statunitense: dunque l'immagine ESA disponibile al pubblico
mostrerebbe alterato solo il colore della massa filamentosa ritratta
dalla sonda NASA. Ma qual è allora il reale colore di quella misteriosa
massa? E che cosa sarebbe quest'ultima?
Siccome in genere
in natura il verde indica la presenza del pigmento chiamato clorofilla
(di un certo insieme di clorofille, in realtà, perché ve ne sono di
diversi tipi contrassegnati con lettere dell'alfabeto), e la massa in
oggetto sembra filamentosa, mi pare abbastanza verosimile l'ipotesi che
essa sia una qualche forma di vita vegetale (alghe o licheni,
considerati in gergo organismi viventi pionieri perché vivono in
condizioni proibitive). La clorofilla assorbe l'energia radiante solare
(che non manca su Marte) su certe bande dello spettro, e la trasforma
poi in energia chimica necessaria per la sintesi organica (fotosintesi
clorofilliana). Allora mi azzardo ad ipotizzare che la foto della sonda
ESA mostrerebbe il verde non a causa di un "effetto di elaborazione
d'immagine", ma perché il verde è proprio il colore presente in quella
porzione di terreno marziano. L'acqua, necessaria alle piante, è
presente nel cosiddetto permafrost marziano (nelle regioni polari e
subpolari) e potrebbe trovarsi anche allo stato liquido ad alcune
decine di centimetri al di sotto del terreno in zona equatoriale. Del
resto il cratere Gusev (a 15 ° latitudine sud) che sorge accanto alle
macchie verdastre è proprio il sito d'ammartaggio ove sta operando uno
dei due rovers della NASA: Spirit. Il cratere è stato scelto perché si
suppone che in antichità possa aver ospitato un lago e Spirit va alla
ricerca di depositi sedimentari.
Una parziale conferma a questa mia ardita ipotesi potrebbe
essere un passo di una pubblicazione di divulgazione scientifica: a
pag. 293 dell'enciclopedia Astronomia (l'Universale de Il Giornale in
collaborazione con Le Garzantine, Milano 2004), alla voce Marte si
dice, a proposito delle zone equatoriali e temperate: <<[...] zone
desertiche del pianeta, con numerose macchie azzurro-verdastre, dove si
sospettava esistesse vegetazione, che invece è del tutto assente.>>
Questa è la traduzione italiana data dal celebre e bravo Libero Sosio
sul testo originale in lingua inglese intitolato Companion to the
Cosmos, di John e Mary Gribbin, (1996, Londra). Come si evince dalla
parole riportate, delle chiazze verdastre marziane erano ben note agli
astronomi prima della mappatura fotografica della sonda spaziale
europea Mars Express, in orbita attorno a Marte dal dicembre
2003. E quasi sicuramente l'affermazione sull'assenza della
vegetazione nasce principalmente dall'esito negativo dei tre
esperimenti al suolo condotti dai laboratori automatici dei landers
Viking (1976) che cercarono tracce di vita. Anche se, ad onor del vero,
il risultato di uno di essi fu controverso, e tutti e tre furono
limitati al sito d'ammartaggio.
È mia opinione che il
colore verde dell'immagine non sia un effetto di elaborazione
informatica che alteri il colore originario. In fondo la chiosa finale
dell'ESA non dice che il verde non possa appartenere ad una qualche
forma di vita vegetale, ma che esso è da imputare a procedure di
software. Una frase un po' ambigua che si potrebbe interpretare come
uno sbrigativo tentativo di far passare in sordina un'inaspettata
cromia rilevata sulla superficie del Pianeta Rosso, ancora visto
nell'immaginario collettivo come arido e desolato. Un rilevamento
scientifico davvero scomodo perché costringerebbe i vertici scientifici
ad ulteriori approfondimenti che potrebbero portare a breve termine ad
una radicale presa di posizione: la vita sarebbe un fenomeno diffuso
nel nostro Sistema Solare. Ne sarebbe testimonianza la presunta macchia
di vegetazione marziana.
Un'ipotesi che per essere
corroborata o confutata necessiterebbe di un'osservazione fotografica
ravvicinata (da terra o dallo Spazio con strumentazione a risoluzione
maggiore) e dall'esame in loco attraverso un braccio robotico che
prelevi un campione da sottoporre ad un'analisi di laboratorio. Tutto
ciò è già alla nostra portata tecnologica, sin dallo sbarco dei landers
delle sonde Viking 1 e 2 della NASA (1976).
Potrei
benissimo aver preso un granchio... e non pretendo di avere la verità
in tasca. Ma pur non essendo un addetto ai lavori credo che il quadro
da me delineato sia abbastanza plausibile. Del resto la verità è doxa,
non episteme (tutti gli uomini di scienza dovrebbero averlo intuito o
studiato, perché queste sono le conclusioni della epistemologia
contemporanea). Intanto quelle apparenti forme di vita vegetale
(licheni, colonie di cianobatteri?) spiegherebbero la presenza
nell'atmosfera di tracce di formaldeide e di metano (frutto della
decomposizione al momento della loro morte), tuttora un'anomalia
dell'atmosfera marziana inspiegabile secondo i vigenti modelli della
cosiddetta "scienza normale", a meno di non ammettere che la vita non è
una prerogativa terrestre.
Già un decano della fisica
italiana, il prof. Vittorio Formisano dell'Agenzia Spaziale Italiana
(ASI) e dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Roma,
ha avanzato una teoria suggestiva ma molto credibile: tali composti
organici sarebbero frutto dell'attività di batteri metanogeni presenti
nel sottosuolo. Ed infatti questo spiegherebbe la presenza di
formaldeide, prodotto di ossidazione del metano. Dopo poche ore
l'ambiente ostile marziano distrugge questa aldeide, che tuttavia è
sempre presente nell'atmosfera. Questo significa che sempre nuovo
metano viene prodotto da qualche parte. Formisano lo annunciò un paio
di anni fa dopo aver riflettuto sui dati sperimentali del PFS
(Planetary Fourier Spectrometer).
Questa, però, sarebbe un'autentica
rivoluzione scientifica... Certamente le prossime fotografie che
verranno scattate dalla sonda spaziale statunitense Mars Reconaissance
Orbiter (MRO), ancora in viaggio verso Marte, daranno presto ulteriori
elementi. Essa è infatti equipaggiata con la più potente fotocamera
stereo mai montata su una sonda spaziale (risoluzione di pochi
centimetri per pixel). E l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) reciterà
ancora una volta una parte da protagonista: ha infatti ideato lo
strumento SHARAD (SHAllow RADar Sounder), un innovativo radar altimetro
per mappare in profondità il suolo marziano più sofisticato del
precedente MARSIS. Staremo a vedere!