di
Giorgio Pattera biologo e responsabile scientif. del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale)
In una precedente ricerca (Clorofilla e Biotina, 2004) abbiamo avanzato l’ipotesi che la Biotina (o vitamina H)
possa esplicare un ruolo non trascurabile nel processo interattivo fra
presunte entità aliene e l’ambiente terrestre. Detta sostanza,
pertanto, potrebbe in qualche modo ritrovarsi coinvolta nell’assurdo ed
ancora inesplicato fenomeno delle mutilazioni animali, sempre che
queste ultime possano ricondursi ad un intervento “alieno”. Abbiamo
accennato anche che la Biotina si rinviene in grande abbondanza nelle
neoplasie, in quanto direttamente implicata nello sviluppo dei tessuti
tumorali (come acceleratore della moltiplicazione cellulare). Per
questo motivo abbiamo auspicato la compilazione d’una casistica da cui
emerga la correlazione fra mutilazioni animali e patologie tumorali,
eventualmente accertate negli stessi. Purtroppo nella letteratura
specifica non si fa cenno a studi effettuati al riguardo. Ricorre
frequentemente invece, soprattutto in questi ultimi tempi, un altro
aspetto ugualmente inspiegabile e non meno inquietante: la presenza,
anche in Italia, di un’alta percentuale di femmine gravide nelle mandrie prese di mira dagli ignoti (nonché altamente tecnologici) mutilatori.
Lo spunto per ricercare una nuova correlazione fra una delle presunte conseguenze del fenomeno UFO (le M.A.M.,
mutilazioni animali misteriose) e l’interesse che ipotetiche
intelligenze extraterrestri potrebbero riservare per la Biotina, ci è
stato fornito da uno strano episodio registrato in provincia di Cuneo
nell’ottobre 2005 e tempestivamente relazionato dalla Coordinatrice
CUN-Liguria, Emilia Ventura Balbi di Genova.
I fatti.
Al gregge d’un allevatore di ovini in quel di Marsaglia (CN) vengono a
mancare nei primi giorni d’ottobre ben sei capi. Le ricerche iniziano
subito, ma gli animali non si trovano. Dopo una decina di giorni si
rinviene, viva, una delle pecore scomparse che, essendo gravida, poco
dopo partorisce. Nei giorni successivi si ritrovano i resti di un’altra
pecora in un luogo abbastanza vicino alla fattoria. Ciò che lascia
perplesso l’allevatore è il modo in cui si presenta la carcassa: sono
rimaste solo le ossa (bianche e perfettamente ripulite) e la pelle, con
la lana ancora in buono stato. Nessuna traccia di sangue o di altre
parti del corpo. A questo punto è inevitabile ipotizzare un
collegamento fra i resti dell’esemplare ritrovato ed i casi di
mutilazioni animali, avvenuti in tutto il mondo e riportati spesso
dalla stampa specializzata: il binomio mutilazioni animali-UFO, quindi,
potrebbe essere la spiegazione di quanto avvenuto. Inoltre, da come si
presentava il mantello, sembrerebbe che la pecora sia stata buttata giùdall’alto
del pendio, lungo il quale si trovavano ancora, impigliati, ciuffi di
lana. E le altre quattro pecore che fine hanno fatto ? Sono sparite nel
nulla. Questo è per lo meno strano, perché dove si è trovata
quell’unica viva, avrebbero dovuto esserci anche le altre, dato che le
pecore tendono ad aggregarsi e a rimanere unite. Inoltre la zona del
ritrovamento, sia della pecora viva sia dei resti dell’altra, non è
molto lontana dall’allevamento.
Quasi contemporaneamente, sempre in Italia ma in tutt’altra zona, viene segnalato un episodio simile.
Da "Il Tempo”, 05/10/2005:
“Una misteriosa, quanto orripilante, mattanza d’animali è stata
segnalata a Campomorto di Montalto di Castro (VT): il nome della
località non poteva essere più tragicamente appropriato. Un
allevatore, Mario Pira, mentre si recava ad accudire al proprio gregge,
ha scoperto che una decina di capi era stata sgozzata e poi sbranata. «Erano tutte pecore gravide
— racconta con disperazione l’allevatore — erano chiuse in un recinto,
devono essere state aggredite intorno alle due di notte. Abbiamo
trovato le altre, impaurite, accalcate contro la recinzione». Sebbene
la causa sia stata frettolosamente (e per comodità = riscossione
indennizzo) imputata ai lupi, alcuni ufologi hanno fatto notare come
l'ecatombe sia stata davvero eccessiva ed insolita anche per un normale
attacco di animali predatori ([1]). Inoltre ha destato sospetto il
fatto che le carcasse siano state prontamente incenerite, quasi a voler
scoraggiare ulteriori analisi, a dispetto del fatto che gli uomini
della Forestale stiano comunque ancora indagando”.
Ricordiamo che negli U.S.A., sin dagli anni ‘60 (ma, se si consultano attentamente gli archivi giornalistici, già dal 1897),
sono stati registrati innumerevoli casi di animali trovati morti in
circostanze non attribuibili ad attacco di predatori o a sacrifici
pagani. Mucche, cavalli, ovini e persino gatti sono stati trovati
mutilati con qualcosa di simile ad un laser,
che taglia di netto e cauterizza immediatamente le ferite, lasciando la
pelle dei bordi disseccata e priva di sangue. Nel 1989, tanto per fare
un esempio, in una fattoria dell’Arkansas furono ritrovate cinque
mucche, tutte gravide,
ognuna delle quali mutilata. Una di queste mostrava in corrispondenza
dello stomaco una ferita molto “pulita”, d’un rosa-pallido, da cui il
sangue era stato completamente rimosso. In più, dal ventre di questa
mucca usciva parzialmente il feto, ancora racchiuso nel sacco
embrionale. Ma la cosa davvero sorprendente era costituita dal fatto
che all’interno del sacco non c’era alcuna traccia di liquido, né il
terreno sottostante era bagnato: il fluido amniotico era stato
completamente “risucchiato” ! Sui luoghi di quelle mattanze (che nel
corso degli anni hanno interessato anche Porto Rico, Giappone, Francia
e Inghilterra) non sono mai state trovate tracce né di predatori né di
esseri umani e, in taluni casi, gli animali maciullati sembravano
essere stati "scaricati" dall'alto (proprio come nel caso di
Marsaglia). Le carcasse, infatti, presentavano fratture multiple su un
solo lato del corpo, come a seguito d’un violento impatto traumatico.
La giornalista americana Linda M.Howe, esperta di M.A.M., dopo
innumerevoli indagini sul campo è giunta a formulare l’ipotesi, alla
fine degli anni ’70, che la paternità di tali effetti possa essere
attribuita ad intelligenze extraterrestri, rigettando fermamente la
versione “ufficiosa” secondo cui tali macabri rinvenimenti sarebbero il
risultato di misteriosi quanto segretissimi esperimenti effettuati da
apparati militari deviati e collusi con i servizi di “intelligence”
internazionali. In effetti, chi può accettare l’idea che nel 1897 già fosse conosciuto (ed applicato) il bisturi - laser ?
Alla luce di tutto questo, c'è da chiedersi se il fenomeno - le cui
vere finalità continuano a sfuggirci - non abbia cominciato a
manifestarsi da qualche anno anche in Italia. Riportiamo di seguito gli
episodi più eclatanti capitati nel nostro Paese negli ultimi
anni.
Nel 1997
la RAI trasmetteva un servizio giornalistico in cui si citavano
numerosi cavalli mutilati all’interno d’un allevamento in località
S.Rossore, alla periferia di Pisa: mutilazioni imputate “tout court”
(in assenza del lupo di turno, vista la posizione geografica del sito =
non lontano dal mare) alle scellerate attività riconducibili a non
meglio precisate “sette sataniche”. Fra le molteplici incongruenze
riscontrate sugli animali seviziati spiccava, come di consueto,
l’assoluta mancanza di sangue (né vivo né coagulato), sia intorno alle
incisioni cutanee (effettuate con la presunta tecnologia laser,
per asportare gli organi sottostanti), sia sul terreno. Fattore,
quest’ultimo, che confermerebbe l’ipotesi secondo cui gli animali
sarebbero stati “prelevati” vivi dai loro recinti, portati altrove (ma
con che mezzo ? da rimarcare, infatti, la totale assenza d’impronte di
pneumatici ed orme di calzature), uccisi (il veterinario incaricato
dell’autopsia ha refertato che «…le mutilazioni rilevate sugli equini
sono state eseguite in momenti successivi all’exitus, pertanto le
stesse non sono responsabili della morte degli animali…»), sottoposti a
prelievo d’organi e liquidi biologici ed infine “riportati” in
loco. Anzi, ancora una volta “scaricati” dall’alto: nel
verbale dei Carabinieri, intervenuti in seguito a denuncia
dell’allevatore, si legge infatti che «…in corrispondenza del suolo ove
poggiavano gli zoccoli, il terreno si presentava leggermente sollevato,
come se l’animale fosse stramazzato di colpo o fosse stato rilasciato
bruscamente ad una certa altezza da terra…». Ma non è tutto: una
fattrice, che fino a 24 h. prima era gravida, al momento del ritrovamento non lo era più, come se le fosse stato “asportato” il feto (!); un’altra, al contrario, è stata rinvenuta morta insieme con le altre cavalle, ma inspiegabilmente indenne da mutilazioni,
come se fosse stata ritenuta “non interessante” dai macabri
sperimentatori. In effetti, dall’autopsia emergeva che la cavità
addominale presentava un’infezione parassitaria in fase acuta: forse
che i macabri sperimentatori, riscontrata la patologia, abbiano
ritenuto l’animale “inutilizzabile” e quindi “da scartare” ? A quest’ultima ipotesi, conferme (per ora) non ne abbiamo; proseguiamo invece con la casistica specifica.
GENNAIO 2001, Val di Vara (SP)
- dal rapporto di Maurizio Briganti, inquirente CUN e responsabile per
la provincia di La Spezia, stralciamo: «…la storia delle morti
misteriose di animali continua: in questo mese è stata ritrovata dagli
agenti della Guardia Forestale la carcassa di un’altra mucca, gettata
in una scarpata in località Porcia di Sesta Godano, in Val di Vara.
L’esemplare, che aveva appena partorito,
è stato trovato mutilato d’un orecchio. Stranezza nella stranezza, sul
cadavere non sono stati eseguiti i prelievi di legge per l’accertamento
della BSE, nonostante i veterinari sostenessero che l’animale avesse
certamente superato i trenta mesi d’età. Nessuna traccia di calpestìo
né di sangue è stata rilevata nei pressi dell’esemplare morto…».
Dalla “Gazzetta di Parma”, 11/12/2004:
«La notte fra giovedì e venerdì u.s. a Rusino di Tizzano (PR) sette
pecore, appartenenti all’allevamento di Pietro Orsi, sono state
assalite e sbranate da ignoti predatori. Il gregge era formato da 16
esemplari di razza cornigliese e tutte quante erano gravide:
avrebbero partorito giusto in tempo per avere gli agnelli da portare al
mercato in occasione delle festività pasquali. A scoprire il desolante
quanto inatteso spettacolo è stato lo stesso allevatore, quando, ieri
mattina verso le otto, si è recato sul pascolo per il normale
controllo. “Non era mai successo nulla di simile, né avevo avuto indizi
che potessero farlo presupporre. Non riuscivo a credere ai miei occhi,
stavo quasi per piangere: le sette pecore morte erano distese sul
prato, all’interno della recinzione, che risultava intatta”. Il
sopralluogo è stato compiuto da Carabinieri, Guardie Forestali e dal
Veterinario del Parco dei Cento Laghi, nel cui comprensorio è sita la
frazione. Il Dr. Mario Andreani ha escluso categoricamente l’ipotesi
d’un attacco da parte di lupi, poiché questi di solito non aggrediscono
mai più di una o due pecore in una volta e le riducono quasi in
carcasse, per poi abbandonare il campo una volta sazi». E allora, come
la mettiamo ?
Più di recente (18/12/2005) è giunta un’analoga segnalazione anche dall’Argentina, riportata sulla pubblicazione in lingua spagnola “Inexplicata”:
«Quattro mucche argentine di razza frisone (“Holando argentino”) sono
state trovate morte e mutilate presso il ranch Los Hermanos, nelle
vicinanze di Vertiz, La Pampa. Il proprietario, Gustavo Steib, ha
dichiarato che “…tutte e quattro erano in procinto di partorire;
sono state trovate morte, dalla sera alla mattina, e mutilate di organi
genitali, mammelle e capezzoli. Sono rimasto esterrefatto per la
precisione delle incisioni: nette, pulite e quasi cauterizzate, come se
fossero state sottoposte a taglio e cucitura contemporaneamente.
Di solito la carne dei capi morti (ne ho visti tanti !) impiega due o
tre giorni per decomporsi, ma in questo frangente sono bastate appena
12 ore ([2]). Singolare il fatto che, a differenza di tutti gli
altri casi, le porzioni di carcassa non interessate dalle mutilazioni
non sono state attaccate dagli animali necrofagi…”».
Nostra ipotesi: la carne risentiva di qualche “trattamento” di tipo
chimico, che fungeva da “repellente” per i predatori di carogne ?
Ora, tuttavia, tralasciamo la casistica e cerchiamo di approfondire due
conseguenti quanto spontanee considerazioni: quali funzioni éspleta la
biotina a livello fisiologico e, soprattutto, se il nesso fra “abductions e mutilazioni animali” e “alta percentuale di femmine gravide e/o fattrici”
nell’ambito dei capi prelevati dai misteriosi predatori,
presumibilmente “alieni”, sia qualcosa di più che non una semplice
coincidenza.
La Biotina
(o vitamina H) è una vitamina idrosolubile del complesso B. Normalmente
presente negli organismi come prodotto di sintesi della flora batterica
intestinale, la sua disponibilità viene ulteriormente incrementata con
l’apporto alimentare. Come coenzima è presente nella formazione di
acidi grassi, nella sintesi dell’acido nucleico e nell’ossidazione di
acidi grassi e carboidrati. In mancanza di essa, la produzione di
grassi nell’organismo viene inibita, così come la niacina (o vitamina
PP) non può essere sintetizzata senza la biotina. La biotina è
necessaria anche per la sintesi dell’acido ascorbico (vitamina C) ed
opera, fra l’altro, in associazione col TSH (uno degli ormoni implicati
nei processi dell’accrescimento). Contribuisce anche all’utilizzazione
delle proteine, dell’acido folico, dell’acido pantotenico e della
vitamina B12. La biotina è un elemento nutritivo essenziale,
presente in piccole quantità in alcune piante e in tutti i tessuti
animali, dove viene immagazzinata principalmente nel fegato, nei reni,
nel cervello e nelle ghiandole surrenali.
Alcune fonti ricche di
biotina sono: la carne e il latte dei bovini, nonché la carne e le uova
del pollame, il fegato, le sardine, ecc. (vedi la tabella sul contenuto
di biotina negli alimenti).
Il Consiglio Nazionale di
Ricerca degli U.S.A. ha stabilito che un apporto di biotina variabile
tra i 150 e i 300 microgrammi soddisfa il fabbisogno giornaliero
dell’organismo. Quantità aggiuntive sono necessarie durante la gravidanza e l’allattamento.
La carenza di biotina influenza principalmente la cute e i capelli. Tra
i sintomi troviamo la calvizie, l’aspetto della pelle (secca e
grinzosa) ed il colorito grigiastro della stessa e delle mucose. Fra
gli organi colpiti dalla carenza di biotina troviamo anche i genitali
maschili e le ghiandole sessuali in genere.
La Biotina può risultare efficace nella terapia di alcune patologie (cfr. la tabella relativa).
Nel lavoro precedente, citato all’inizio della presente relazione,
abbiamo formulato l’ipotesi che il “liquido” circolante all’interno
della vascolarizzazione dei tessuti alieni possa essere grosso modo
comparato al sangue umano, con la differenza che l’emoglobina verrebbe
sostituita dalla clorofilla (molecola ad essa molto simile) ed il
fitolo della clorofilla, per l’appunto, dalla biotina: il tutto per
motivazioni che in questa sede non possiamo dilungarci a richiamare.
Perché proprio la biotina ? Perché otterremmo una molecola simile alla
precedente (il sangue umano), ma forse con qualche prerogativa in più:
vediamo quale.
La biotina, che fa parte dei cosiddetti
fitormoni o sostanze attivanti, si presenta sotto forma di sottili aghi
incolori; è solubile in acqua ed è stabile al calore, agli acidi ed
agli alcali: al contrario delle altre vitamine, che sono molecole
instabili e termolabili. Si rivela molto attiva: diluita infatti 1:400
miliardi, mantiene ancora la propria azione stimolante. Costituisce il
gruppo attivo degli enzimi che accelerano i fenomeni della rigenerazione e moltiplicazione cellulare
e catalizza le reazioni di fissazione e rimozione dell’anidride
carbonica (CO2). Possiede una prerogativa assolutamente unica: a
differenza delle altre vitamine con funzione coenzimatica, esplica la
sua azione senza alcuna modifica della sua struttura e quindi è
praticamente “eterna”.
Alla luce di quanto esposto, risulta evidente quanto la Biotina rivesta
un ruolo decisamente preponderante nel metabolismo degli organismi
femminili nel corso della gravidanza, come fattore essenziale per tutti
quei processi di moltiplicazione cellulare ed accrescimento
organo-tissutale di cui il feto abbisogna all’interno del sacco
embrionale. Tutto questo potrebbe costituire una (e sottolineo: una) giustificazione al fatto che, per quanto riguarda le M.A.M.,
ad essere prelevati e/o mutilati siano in maggioranza esemplari adulti
di sesso femminile, in stato di gravidanza o di produzione lattea: vale
a dire in situazioni metaboliche nelle quali l’incremento di biotina,
sia nella madre che nel feto, è gioco forza esponenziale.
Giustificazione supportata da quanto si legge nella casistica esposta,
relativamente al caso di S.Rossore, in cui il feto è stato asportato
addirittura “in toto”.
A questo punto, direbbe un noto conduttore televisivo, la domanda sorge
spontanea: si può azzardare l’ipotesi che anche il liquido amniotico
contenga Biotina in quantità significativa ? Nella letteratura
specifica, nonostante meticolose ricerche, non si trovano tracce di
indagini bio-chimiche che abbiano rivelato tale componente, anche se
non è contraddittorio ritenere possibile la presenza di questa molecola
nel liquido amniotico, essendo la Biotina una vitamina idrosolubile (il
liquido amniotico consta del 98 % di acqua) ed essendo in esso presenti
altre vitamine idrosolubili (B e C), in concentrazioni similari a
quelle del plasma materno.
Se così fosse, il caso dell’Arkansas
del 1989, in cui tutto il liquido amniotico “sparì” dal sacco
embrionale senza lasciare traccia, andrebbe rivisitato sotto un’altra
luce: personalmente ci rifiutiamo di credere che i servizi di
“intelligence” abbiano bisogno di organizzare una siffatta messinscena
notturna, per acquisire il liquido amniotico d’una mucca gravida,
quando esistono centinaia di allevamenti in cui tale operazione può
essere eseguita alla luce del sole, in tutti i sensi. Ma questa è
un’altra storia…
Aggiornamento di impaginazione dello scritto e delle immagini: 11 Agosto 2007
([1]) = Tanto per citare un esempio, il bilancio delle aggressioni e dei danni causati nel 1994 dal Canis Lupus italicus nella Riserva Naturale Protetta del Mercantour
(Haute Provence) è stato oggetto di studio da parte delle guardie del
Parco e da un veterinario assunto specificatamente allo scopo. Sono
stati valutati 61 attacchi: la responsabilità del lupo è stata
ipotizzata in 24 di questi, di cui solamente 8 confermati. Nei
rimanenti 16 casi, la causa degli attacchi non è stata determinata in
maniera sicura, a dimostrazione delle difficoltà che si incontrano nell'identificazione dell’autore degli attacchi (fonte: Rivista “Federparchi” n.° 17, febbraio 1996; www.parks.it ).
([2]) = Questo confermerebbe la nostra ipotesi circa il presunto “sfasamento temporale”
esistente fra la nostra dimensione ed un’altra. Cfr. gli articoli: “Il
Caporale Valdès o il mistero del tempo mancante” e “Penicillium”,
entrambi consultabili nel sito: www.cifas.net
RINGRAZIAMENTI Emilia Ventura Balbi – Coordinatrice C.U.N. LIGURIA – Genova Maurizio Briganti – Responsabile C.U.N. per la Provincia di La Spezia Alessandro Sacripanti – Coordinatore C.U.N. LAZIO – Tarquinia (VT) Cristian Vitali – C.U.N. Parma / Centro Studi Fortiani - Parma Rivista Telematica www.ufomachine.org
BIBLIOGRAFIA U.T.E.T. – GRANDE DIZIONARIO ENCICLOPEDICO / vol. 1° – Torino U.S.E.S. – ENCICLOPEDIA MEDICA ITALIANA / vol. 1° – Edizioni Scientifiche, Firenze UFO Notiziario - n.° 8 (Gennaio 2000); n.° 46 (Agosto/Settembre 2003); n.° 51 (Giugno/Luglio 2004) GARZANTI – L’UNIVERSALE – voll. 11/12/38/39 – Mondadori, Milano – 2005
Articolo pubblicato originariamente su UFO Notiziario, Giugno/Luglio 2006, nr.63. Riproduzione on-line su gentile concessione dell'Autore (6 aprile 2006). Copyright: Giorgio Pattera, UFO Notiziario.