diffuso da "moonwalker1966delta" su YouTube, il giorno dell'Indipendenza Americana (4 luglio 2009).
Qui di seguito un altro frotogramma che mostra il naso di uno degli astronauti: è forse quello di William Rutledge, Comandante dell'Apollo 20?
Frame di trasmissioni tv? Apollo 20 EVA2, agosto 1976
.
Photo Credit: NASA
Il lancio dello
Space Shuttle Columbia:
anno 2003, missione STS-107.
Sarà l'ultima missione per il Columbia:
la navetta si disintegrerà al rientro
nell'atmosfera a causa di un incidente.
Nel
gennaio 2008 William Rutledge (a.k.a. come "retiredafb) ha diffuso su
YouTube un paio di video che sarebbero filmati inediti della NASA
relativi alla missione STS-107 di cui sopra,
drammaticamente terminata con la morte degli astronauti.
Immagini - quelle rese pubbliche da Rutledge - di vita quotidiana in
orbita, ma eloquenti nel loro realismo e nella loro semplicità.
I video
- credo indubbiamente autentici e diffusi come un tributo
all'equipaggio - sono stati rimossi dallo stesso Rutledge in un secondo
momento.
In questa foto scattata durante la missione Apollo 17 (anno 1972) è visibile sulla destra, vicino alla roccia lunare, un astronauta.
Di chi si tratta, si chiede Paolo Rosati nel suo testo? Si tratta forse di un componente femminile di un equipaggio segreto, magari dell'USAF, aggiungo io?
Photo: Courtesy NASA AS17-137-20900 Apollo 17 Image Library
NON COPIARE QUESTO ARTICOLO
SENZA RICEVERE PERMESSO SCRITTO DALL'AUTORE
di
Paolo Rosati
20
luglio 2009
Sono passati quarant’anni da quella magica notte di luglio del
1969, quando, bambino di 9 anni, osservavo la Luna dal lungomare di
Marina di Massa, ove trascorrevo le vacanze estive, e pensavo a quegli
uomini che stavano arrivando lassù, con una piccola capsula spaziale a
forma di ragno, e quel pensiero mi appassionava a tal punto da non
riuscire a dormire per tutta la notte, e seguire insieme a mio padre
quelle immagini sfuocate ma incredibilmente belle che un vecchio
televisore in bianco e nero trasmetteva in diretta. Quel 20 luglio del
1969 dormimmo in pochi sul pianeta Terra, affascinati e rapiti da ciò
che stava accadendo nello spazio, dove tre uomini stavano realizzando
il sogno di generazioni di poeti e scrittori, e ci regalavano
l’illusione di un progresso che pareva essere senza limiti.
La conquista della Luna fu il risultato di uno sforzo economico e
tecnologico enorme, di una programmazione che seppe superare difficoltà
inusitate e che continuò malgrado le tragedie che ne segnarono il
passo. Se Apollo 11 arrivava trionfalmente sulla Luna, Apollo 1 aveva
visto la tragica fine di un intero equipaggio di astronauti divorati
dalle fiamme appena due anni prima. Ma tutto questo non fermò questa
incredibile corsa alla Luna, motivata dalla sfida che il Presidente
J.F. Kennedy aveva lanciato all’inizio del decennio, e corroborata
dallo spirito di competizione con la superpotenza sovietica, che aveva
battuto gli Stati Uniti già in tre occasioni, con il lancio dello
Sputnik, con il primo uomo in orbita nello spazio (Gagarin) e con la
prima passeggiata nello spazio di un essere umano compiuta dal
cosmonauta Alexei Leonov. Oggi, a 40 anni di distanza, le condizioni politiche sul nostro pianeta sono cambiate radicalmente.
L’Unione Sovietica si è dissolta. Gli U.S.A. sono tuttora una
superpotenza economica, tecnologica e militare, ma la nuova
amministrazione americana ha intuito che l’America non può risolvere né
tanto meno imporre le proprie soluzioni al resto del pianeta Terra. La
globalizzazione economica e l’avvento del web hanno di fatto dissolto i
confini fra le nazioni, creando comunità “virtuali” di individui che
quotidianamente si scambiano informazioni. Oggi stiamo arrivando a
comprendere che, prima di essere italiani, britannici, americani o
cinesi, siamo prima di tutto abitanti di un stesso pianeta, e di
essere una specie che vive sul terzo pianeta di un sistema solare
che orbita in un braccio periferico di una galassia che abbiamo
chiamato Via Lattea. Le opinioni che abbiamo di noi stessi
sono state soggette a parecchie “revisioni” durante gli ultimi duecento
anni. La pluralità delle culture che la razza umana ha generato nel
corso della sua lunga e tribolatissima storia è alle nostre spalle, con
tutto il suo carico di verità e menzogne, speranza e disperazione,
intelligenza e follia. La percezione dell’universo che ci circonda, del
pianeta in cui abitiamo e della natura in cui siamo immersi,
hanno perso ogni connotazione mitica per assumere il volto razionale di
sistemi che interagiscono fra loro, e dal cui equilibrio dipendiamo per
la nostra stessa esistenza. Siamo di fronte ad un passaggio epocale che
non ha confronti col passato. Inizia prepotentemente a farsi strada la
consapevolezza di come la nostra esistenza -come specie e come
individui- non possa essere più separata dalla constatazione di come il
benessere di un popolo sia oramai connesso al benessere di tutti i
popoli della Terra. Le barriere ideologiche, razziali, culturali e
religiose sono confini labili ed evanescenti. A Washington, alla
Casa Bianca, si è insediato da un anno il primo Presidente
afro-americano della Storia degli Stati Uniti d’America. Il sogno di
Martin Luther King si è incarnato in Barack Obama. Quarant’anni dopo si ritorna a parlare della Luna.
Se ci avviciniamo alle edicole troviamo periodici specializzati che
ripropongono in copertina l’immagine di Edwin Aldrin sulla Luna,
immortalato da Neil Armstrong. Se riviste come Focus Storia celebrano
l’evento di 40 anni fa rivivendone i momenti cruciali, Le Scienze si
spinge oltre, preconizzando un futuro all’insegna del ritorno dell’uomo
sulla superficie selenita come prima tappa obbligata verso la conquista
di Marte. Una rivista specializzata di astronomia come il mensile
Coelum ha addirittura allegato una riproduzione metallica della targa
che Neil Armstrong e ed Edwin Aldrin lasciarono sulla Luna. Giovanni
Anselmi, direttore della rivista, ha inteso inserirla, allegata alla
rivista, come una sorta di “memorabilia”, ricordando, non senza
commozione, un’analoga riproduzione in cartoncino dell’epoca,
inserita nel numero della rivista settimanale Epoca in edicola tre
giorni dopo l’allunaggio di Apollo 11. Non solo.
Periodici prestigiosi come L’Europeo hanno dedicato un
intero numero monografico alla conquista della Luna, ristampando gli
splendidi reportage da Houston di una giovane Oriana Fallaci, allora
affascinata dall’epopea spaziale, che avrebbe narrato in maniera
formidabile nel suo libro Se il Sole muore. Sì, la Luna ritorna a farci sognare. E ad incuriosirci. Oggi
il mondo non è più diviso in due blocchi contrapposti. Oggi certe
“coperture”, inevitabili e dettate dal segreto militare, tipiche della
“guerra fredda”, iniziano a venire meno, e notizie, rivelazioni, anche
clamorose, si fanno largo nel web. Esistono episodi che iniziano a
venire raccontati, in maniera sempre meno clandestina, che narrano
vicende e fatti che la storia ufficiale degli anni Sessanta e Settanta
non registrò. Episodi e fatti che tuttavia appartengono anch’essi
all’epopea delle conquiste spaziali, e della Luna in particolare.
Episodi che i giornali dell’epoca relegavano in piccoli occhielli nelle
pagine interne. Vedi il caso di strani fenomeni luminosi registrati
durante lo sbarco di Apollo 11, e riportati a pagina 2 del Corriere
della Sera di lunedì 21 luglio 1969, che ne parla in questi termini:
“CONFERMATA LA LUCE NEL CRATERE ARISTARCO” “Bochum
20 luglio notte. L’osservatorio di Bochum annuncia che una certa
attività alla superficie della Luna è stata osservata sabato per cinque
secondi nel cratere Aristarco. Questa attività ha determinato una
luminosità particolarmente intensa. L’Osservatorio ha immediatamente
avvertito la NASA, che ha risposto oggi che il fenomeno era stato
osservato anche dai cosmonauti. E’ la prima volta che l’osservazione di
un fenomeno lunare avviene contemporaneamente ad opera di un
Osservatorio terrestre e dell’equipaggio di un ordigno spaziale.
(ANSA-AFP)”
Per chi vuole leggere la notizia,
la ritroverà in un trafiletto a centro pagina, accanto alla fotografia
di Andrew Aldrin, figlio di 10 anni dell’astronauta di Apollo 11,
che posa accanto una riproduzione dell’Apollo 11 durante una
visita al centro spaziale di Houston. Le luci nello spazio, per la
verità, erano state segnalate in precedenza in parecchie missioni
spaziali attorno alla Terra, sia da parte americana che sovietica. Ma
durante la missione Apollo 11 si verificarono altri episodi “anomali”,
uno dei quali raccontato da Edwin Aldrin, e riportato in Italia
dall’autorevole quotidiano La Stampa di Torino, il 26 luglio del 2006,
da Vittorio Sabadin. “…Due frasi, scambiate il 19 luglio, poco
prima dello sbarco, erano sembrate a tutti i tecnici che seguivano la
missione una normale richiesta di informazioni, ma nascondevano un
segreto che Aldrin ha rivelato solo adesso: l’Apollo 11 non era solo
nello spazio. L’equipaggio chiese alla base dove si trovasse rispetto a
loro l’S-IVB, il terzo modulo del razzo che li aveva spinti verso la
Luna. Dopo qualche minuto, Houston rispose che si trovava a 6000 miglia
nautiche, circa 11.000 chilometri. “Non poteva dunque essere
quello – ha rivelato Aldrin – il grande oggetto che vedevamo dall’oblò
ad una certa distanza da noi. Era a forma di anello e si muoveva ad
ellissi. Collins decise di guardarlo meglio con il cannocchiale,
non era sicuramente il nostro razzo”….” Queste dichiarazioni furono
oggetto di una trasmissione dell’emittente britannica “Channel Five”,
il documentario “Apollo 11: The Untold Story”, trasmesso la sera del 24
luglio 2006. Forse stupito dall’ampio eco che le sue affermazioni
avevano avuto, pochi giorni dopo, il 31 luglio, nel corso del programma
radiofonico “Coast To Coast” condotto da Gerge Noory, Aldrin smentì di
avere avvistato UFO nel corso della missione Apollo 11, affermando di
avere visto lampi luminosi notturni. Tali lampi vennero identificati
come particelle Z ad alta velocità durante missioni successive. (cfr:
Oltrepensiero-Argomento: ufologia. “Avvistamenti di astronauti USA e
cosmonauti russi!” di Alessandro Sacripanti. http://
www.oltrepensiero.com/modules.php?name=News&file=print)
Per la verità sull’episodio esiste anche un’altra versione, assai più drammatica. Si
tratterebbe addirittura di uno spezzone di trasmissione radio fra
l’Apollo 11 ed il centro di controllo di Houston. Che si tratti dello
stesso episodio non è possibile essere certi. Sicuramente il dialogo
che avviene e che riporto testualmente lascia intendere un momento
assai drammatico della missione spaziale.
Astronaut 1: Ah, what is it? Astronaut 2: We have [...] explanation for that? Mission Control: We have not, don’t worry, continue your program! Astronaut 1: Oh boy it’s a… it’s… it… it is really something [...] fantastic [...], you, you could never imagine this! Mission Control: Roger. We know about that. Could you go the other way? Go back the other way! Astronaut 1: Well it’s kind of [...] pretty spectacular... My God … what is that there? Astronaut 1: It’s [...], what the hell is that? Mission Control : Go Tango! Tango! Astronaut 1: There’s kind of light there now... Mission Control: Roger, we got it. We [...] Lose comunication, Bravo-Tango, Bravo-Tango. Select Jezebel, Jezebel! Astronaut 1: Yah...eh, but this is unbelievable! Mission Control: We call you up. Bravo Tango. Bravo Tango!
Di questo breve ma significativo colloquio esiste l’audio, che sarebbe
stato raccolto e registrato all’epoca da radioamatori russi che
seguivano in diretta dalla Terra le trasmissioni radio fra gli
astronauti ed il centro controllo di Houston. Esso è stato anche
recentemente mandato in onda durante un servizio in una puntata della
trasmissione “Top Secret” condotta da Claudio Brachino, dal titolo “Gli
alieni esistono?”, a cui ha partecipato l’astronauta italiano Umberto
Guidoni, lo scrittore ufologo Roberto Pinotti del Centro Ufologico
Nazionale ed il giornalista Luigi Bignami. Tale colloquio non è
ovviamente stato registrato nei verbali ufficiali della NASA, ma
circola in rete da diverso tempo. Il fatto stesso che sia stato oggetto
di una trasmissione televisiva così seguita depone a favore di una
certa veridicità, benché sia impossibile verificarla compiutamente.
Sicuramente i toni delle voci che si sentono lasciano intuire tutta la
tensione del momento. Non soltanto durante la missione Apollo 11 si verificarono episodi poco chiari. Stavolta
a suscitare delle legittime curiosità è una fotografia ufficiale
scattata dalla missione spaziale Apollo 17. Parlo della
fotografia catalogata come “AS17-137-20900” Essa
mostra l’immagine di un astronauta che si scorge sulla destra, dietro
un masso lunare davanti al quale è stata posizionata una
apparecchiatura dall’equipaggio della missione. Ciò che colpisce di
questo astronauta è l’equipaggiamento. Il casco è completamente
differente da quelli indossati da Cernan e Schmitt durante la missione.
Esso pare addirittura sormontato da una strumentazione assai
particolare, non in uso dagli astronauti americani dell’epoca. Inoltre
dietro le spalle dell’astronauta non si nota il back pack comprensivo
del contenitore per l’ossigeno, che invece appare in tutte le
fotografie dietro gli astronauti di tutte le missioni Apollo. Chi è questo astronauta? Perché appare in una fotografia?
Ma il mistero circa presenze aliene sulla
superficie selenita si arricchisce di un’altra importante ed autorevole
pagina, attraverso le dichiarazione di Paul Hellyer, ex vice Premier ed
ex Ministro della Difesa canadese, riportate dal quotidiano La Stampa
dal corrispondente da New York Maurizio Molinari, pubblicate il 26
novembre 2005. Secondo Hellyer gli Ufo volano da oltre mezzo secolo in
totale libertà nei cieli del nostro pianeta, ragione per cui il governo
degli U.S.A. starebbe sviluppando armi segrete per fronteggiare
possibili attacchi provenienti dal cosmo. Il vero motivo per cui
sarebbe stato ordinato alla NASA di realizzare una base lunare entro il
2020 consisterebbe nella ferma decisione della Casa Bianca di
monitorare più da vicino gli oggetti volanti non identificati di
origine extraterrestre che transiterebbero tuttora indisturbati
verso il nostro pianeta. Tutto questo non è il canovaccio di un
ipotetico film di fantascienza. Al contrario, le affermazioni di
Hellyer vengono ascoltate da un pubblico di increduli studenti
dell’Università di Toronto, nel corso di un simposio sulla
“Exopolitics”. Durante gli anni Sessanta, Paul Hellyer
partecipava alle riunioni a porte chiuse della NATO ed era in
particolare informato sui segreti del NORAD, il comando aereo
americano-canadese che vigila incessantemente sui movimenti in atto nei
cieli del nord America.
Paul Hellyer afferma
chiaramente che gli UFO sono reali al pari degli aerei che volano
sopra le nostre teste, ammettendo la propria preoccupazione per le
conseguenze di un possibile scontro con gli esseri che pilotano questi
eccezionali velivoli. L’ex vice Premier canadese cita il caso Roswell,
dichiarandosi certo senza riserve che il veicolo precipitato in quella
zona degli States nel 1947 fosse di origine extraterrestre, rivelando
poi il livello di segretezza eccezionale circa l’occultamento del
veicolo spaziale e dei corpi del suo equipaggio, tale che la grande
maggioranza degli alti funzionari e dei politici degli Stati Uniti,
senza contare i Ministri della Difesa, non vennero mai informati di
nulla. Soltanto i Presidenti degli Stati Uniti d’America e pochissimi
altri sarebbero al corrente dal 1947 della verità circa la provenienza
dei resti raccolti a Roswell e delle successive scoperte fatte nella
base del Nevada chiamata “Area 51”. Gli USA starebbero
preparando da tempo particolari armamenti che potrebbe venire impiegati
contro gli extraterrestri, rischiando di conseguenza di far precipitare
tutta l’umanità in una sorta di guerra interplanetaria. Il tutto senza
avere il minimo sentore di quanto starebbe per succedere. In questa
ottica andrebbe inquadrata anche la decisione di costruire una base
lunare entro il 2020, anche se ufficialmente la motivazione sarebbe
l’uso della stessa come trampolino di lancio per future esplorazioni
umane del sistema solare. La base lunare sarebbe in realtà una base
militare in grado di osservare i movimenti degli UFO verso e da il
nostro pianeta, e, nel caso si decidesse in merito, anche di
intercettarli. Il bilancio del 2005 avrebbe già stanziato i primi fondi
per la costruzione della nuova generazione di armi spaziali che il
Pentagono starebbe sviluppando. Il tutto finalizzato all’evolversi
degli scenari possibili di un’incredibile guerra interplanetaria.
Hellyer termina la sua relazione invitando ad alzare il velo di
segretezza che circonda l’esistenza degli UFO, al fine di far emergere
la verità affinché le popolazioni dell’intero pianeta possano
apprendere uno dei più grandi problemi che l’intera umanità potrebbe
trovarsi ad affrontare in un futuro sempre più prossimo. Basi sulla Luna per intercettare alieni.
A chi è stato adolescente negli anni Settanta la memoria corre subito
alla formidabile serie di fantascienza UFO, che teneva incollati
davanti alla tv tutti i ragazzi dell’epoca nei pomeriggi domenicali. Ma
gli UFO sulla Luna non sono solo fantascienza, pare. Anzi. Una astronave aliena sarebbe addirittura presente sulla superficie lunare.
Chi
segue questo sito sa già tutto dell’incredibile caso Apollo 20, e di
tutto ciò che è stato fatto per screditarlo e disinnescare la
potentissima ed esplosiva rivelazione di missioni spaziali segrete
compiute in tandem da Stati Uniti d’America ed Unione Sovietica nel
1976. Per cui non mi metterò a raccontare ciò che il lettore può
trovare in maniera completa ed esaustiva nei formidabili scritti di
Luca Scantamburlo. Posso accennare alla mia esperienza personale,
da quando ne lessi l’esistenza per la prima volta su UFO Notiziario
n°70 di agosto/settembre 2007, attraverso gli approfondimenti personali
leggendo servizi usciti su altre riviste, la visione di tutti i
filmati sui siti di YouTube e di Revver, ed alcune considerazioni
che via via ho maturato personalmente, soprattutto seguendo l’opera di
demolizione che si è cercato di fare a questa vicenda, talvolta in
maniera non ortodossa, secondo dubbi criteri giornalistici di
obbiettività e di correttezza.
Da un atteggiamento
iniziale possibilista, ma sostanzialmente scettico, ho maturato una
crescente attenzione verso il caso che si dipanava su internet
attraverso i nuovi filmati che “retiredafb” inseriva nella sua pagina,
e soprattutto con l’ingresso su YouTube dell’utente
“moonwalker1966delta”. I filmati che si trovano su questo profilo di
YouTube sono estremamente interessanti e significativi, nella loro
apparente semplicità. Soprattutto quelli relativi a “Apollo 20 EVA 1” e
“Apollo 20 EVA 2 ON THE WAY TO THE MOTHERSHIP”, ove la superficie
lunare si rivela nella sua inconfondibilità, ed emergono piccoli
particolari che sicuramente Luca Scantamburlo approfondirà con il suo
consueto rigore e la sua grandissima onestà intellettuale. Ma il
filmato più importante mi pare essere “Apollo 19 incident”, che mostra
nella sua silenziosa drammaticità le immagini dell’interno del LM dopo
l’incidente, riprese da una telecamera che fluttua. Immagini riprese
senza volere, probabilmente da uno dei membri dell’equipaggio che ha
lasciato accesa la telecamera stessa, dimenticandosi nei momenti
drammatici dell’incidente di spegnerla. Si tratta di un documento
fondamentale di tutta la vicenda. “Moonwalker1966delta” sarebbe il
comandante della missione spaziale fallita Apollo 19. Chiunque conosce
la composizione degli equipaggi delle missioni dei progetti Gemini ed
Apollo può risalire con una approssimazione molto buona alla sua
identità, tenendo presenti le notizie che egli stesso ha dato di se
stesso, spiegando il suo acronimo. Lascio a Luca Scantamburlo il
privilegio di rivelarne l’identità se e quando lo riterrà opportuno…
Ma le rivelazioni non terminano qui. Settimane fa sulla pagina di
“retiredafb” sul sito “Revver” sono apparsi i link relativi a biografie
che condurrebbero direttamente alla persona di William Rutledge,
che cesserebbe così di essere un personaggio fantomatico, assumendo
un’identità ed un volto ben definito. Come Luca può testimoniare,
sono stato io a trovare sul sito “USSR-Russian Aviation And Space
Collectables” la foto della bandiera composta russo-americana firmata
niente meno che da Alexei Leonov, foto che compare nella prima parte
del filmato incriminato “Apollo 20 Alien Spaceship On The Moon CSM
Flyover” . E’ stato un momento fondamentale nella mia ricerca.
Per concludere posso affermare che le tante obiezioni erette come muri
invalicabili attorno a questa vicenda si stanno sgretolando sotto il
peso delle loro contraddizioni. Soprattutto estremamente
opinabile il fatto circa l'impossibilità di mantenere segreta una
partenza di un missile Saturno dalla base militare di Vandenberg.
Proprio per il fatto che si tratta di una base militare, e per la
semplice constatazione che la missione in questione vedeva coinvolta
proprio l'U.R.S.S., anch'essa quindi coinvolta in tutta l'operazione,
"cover up" compreso, per giunta sul suolo americano. Un razzo che
parte, sicuramente visibile su tutta la costa occidentale, poteva
essere fatto passare per un qualsiasi lancio di satellite. Per quello
che ne sa la gente comune al riguardo, non vedo proprio il
problema....per quanto concerne poi la preparazione di tutta la
missione, lancio compreso, vale il fatto che sarebbe avvenuto entro un
perimetro militare, con personale militare coinvolto, tenuto quindi al
segreto, per di più con l'avvallo tacito dei sovietici, a conoscenza
dell'intera operazione. Che cosa sappiamo di ciò che avviene in una
base militare? Nulla. Quindi non vedo proprio nulla di strano. Sarebbe
interessante verificare sui quotidiani statunitensi dell'epoca, se, per
caso, si trova qualche notizia di avvistamenti di missili nel cielo
occidentale americano nel periodo di ferragosto del 1976. E' possibile
farlo? Se sì, perché nessuno ci ha ancora pensato? Solo il futuro ci
dirà tutta la verità sulle missioni spaziali avvenute negli anni
Sessanta e Settanta.
Oggi il clima politico-culturale è
in costante evoluzione. Se il segreto militare fu il collante di tutta
una serie di operazioni avvenute in un clima di conflitto latente, di
Guerra Fredda, oggi sembra prevalere, sotto l’influsso della nuova
amministrazione americana, un clima di collaborazione planetaria.
La stessa Chiesa Cattolica ha compiuto passi da gigante verso la
possibilità di ammettere l’esistenza di vita intelligente nel cosmo. Le
parole di Padre Josè Gabriele Funes, Direttore della Specola Vaticana,
sono illuminanti a proposito: “Come esiste una molteplicità di creature
sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti,
creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non
possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san
Francesco, se consideriamo le creature terrene come "fratello" e
"sorella", perché non potremmo parlare anche di un "fratello
extraterrestre"? Farebbe parte comunque della creazione.”
(L’Osservatore Romano, 14 maggio 2008) Forse ci stiamo
avvicinando ad un nuovo stadio della nostra evoluzione storica. Forse
siamo finalmente pronti ad affrontare la nuova sfida, che arriva dallo
spazio che circonda il pianeta Terra. Ci stiamo rendendo conto
che non siamo così speciali. Altri potrebbero esistere. Finalmente
saremo pronti ad accettare la Realtà: siamo parte di un universo che si
evolve secondo molteplici trame, dando origine a più forme di vita. A
più intelligenze. Allora saremo realmente all’apice della nostra
evoluzione. Ringraziamo la Luna: è stata ed è tuttora per noi una
severa e silenziosa maestra.